Non potevamo non proporre “929″ nei nuovi scavi di Alba Fucens. Il cielo era blu, rosso e bianco: si avvicinava il tramonto.
Non è stato facile raggiungere quello spazio. Dopo la salita si è avvertito un senso di smarrimento surreale: si cercava inizialmente un punto di fuga, come un vettore assetato, geometrico e razionale.
Senza che ce ne accorgessimo mille occhi osservavano disincantando una sacralità che diveniva a mano a mano umana. Le bianche pietre divenivano materia: una precisa sostanza, dalle fattezze mortali, che fuoriusciva da quella secolare terra. Le ombre si disponevano circolarmente accerchiando ogni colonna, ogni ciuffo d’erba . La necessità di una lotta, anche a costo di cadere in quel turbine, diventava realtà.
la lotta, cruda e immaginaria tra il nero della notte e il bianco delle ombre; poi la deposizione senza vincitori e vinti.
Fissammo il cielo.
Il cielo era sereno.
Poi ci ritrovammo ed era tutto un sogno.

















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