Poetry Reportage 2008, Ghana
Ammassati nel macello e puniti,
senza respiro alcuno,
tra scoli di cloache variopinte.
Grida inavvertite
sono già tombe del silenzio.
Onde silenti sopprimono
ogni spazio, ogni odore…
Poi le scale verso l’oblio:
uno,
due,
tre,
quattro.
Passano una sola volta,
tra campane mute.
Poi l’inchino verso il mare
che diventerà terra:
uno,
due,
tre,
quattro.
Passano una sola volta,
tra campane mute
sotto “La porta del non ritorno”.
Ghana, Cape Coast, (dalla Fortezza omonima sede dell’imbarco degli schiavi verso le Americhe –“The door of no return”-)


strana casualità, come prima cosa leggo proprio questa poesia…
penso con sorpresa ke emozione diversa…io solo poke settimane fa ero lì dove i corpi, le grida inavvertite, tombe di silezio , di cui tu parli, sono diventate armonie anche assordanti…percussioni ke non ti fanno dimenticare , ke nn fanno dimenticare ai meninos stessi del pelourigno il loro passato di schiavitù, miseria, quel passato in cui si è cercato di incatenare e annullare un’identità…
identità ke cmq riesce, e ora l’ho visto anke io x la mia prima volta, a ritrovare se stessa…..nella musica assordante, nelle armonie danzate, giocate, lotta ke significa nn dimenticare il tuo ritmo, la tua forza, la tua bellezza, la tua dignità….
ecco, questo pensavo mentre ero lì seduta nel centro nel terreiro de jesus a salvador,approdo di quelle partenze di cui tu racconti in questa bella poesia….
ecco…
solo volevo lasciarti queste altre emozioni e riflessioni, quelle ke mi hanno accompagnato in tutta la mia permanenza in brasile…
malia bahia ha scritto qualcuno…ora capisco il motivo!!!
un abbraccio,
anna rita
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