C’era una volta On Site , c’era una volta POP act

3 09 2008

Dovrei scrivere un editoriale, invece mi trovo a dover commentare da spettatore bendato distante 6150 Km. Il rammarico mi fa tremare ancora il petto!
Eppure è proprio il rammarico del “non esserci stato” a farmi ancora più fantasticare sull’evento…che diventa un cocktail da assaporare con una piccola punta alcolica salata
In attesa di vedere le numerose immagini e ricevere i feedback quello che documento è il backstage e tutto l’allestimento che abbiamo preparato , lavorando da giorni duramente in situazioni da rasoio.
Eppure, se una rasoiata è vista non come un taglio ma come un segno distintivo di una tribù, è ben accetta: voglio che la ferita sia profonda , visibile, dolorosa, sanguinolenta per diventare indelebile e immortale anche con i vermi sopra: tale è stata per Pop act
Questo il percorso creato… l’antica carbonaia che diventa un’arena all’interno della quale una donna a mezzo busto con la testa in mano guarda una TV senza segnale con un forte formicolio; suo figlio guarda inesorabilmente con sua madre quello che potrebbe essere un cartoon o una soap opera. Il nichilismo ha portato alla distruzione dell’immagine catodica… intorno teste incravattate che guardano con indifferenza, con stupore, con rammarico e con paura quello che succede dentro e fuori all’arena. Il “Welcome POP” intanto incanala la gente in entrata… gente che è da subito intervenuta sull’istallazione. Come? Grandi e piccoli che strappavano giornali con me per creare i “coriandoli informativi(?)” e che poi spontaneamente hanno utilizzato le pagine intere mettendole sotto il braccio della donna e dentro ogni fessura: questa è stata la prima vera POP Act del pomeriggio. E poi? La fuga da quel postaccio ovviamente! Un bimbo che si perde tra i tetti del borgo, si siede per un attimo per ascoltare Bill Smith e poi riprende la fuga… Verso dove?
Una vecchia casa inizialmente ricoperta da erbacce è stata riportata da noi alla luce come un vero e proprio reperto contemporaneo e la nostra sensazione era di sentirci un po’ archeologi!
Il bambino arriva li a bordo di una sfavillante motocicletta e inizia a pregare, appoggiato ad una sedia con le mani protese verso le icone di Cristo, Togliatti e una dea pagana, lì presente da secoli ,che osserva. Sua madre è malata, sdraiata sul letto con le braccia staccate dal corpo ma giunte anch’esse in preghiera. Il bimbo in silenzio è, come se non bastasse, su un campo minato e spera. Poi i due innamorati di “I love Pop act” che la terra mette alla luce come un prelibato e vitale frutto tra il trambusto della folla, poesia, foto e Bill Smith che osserva.
Alla fine di tutto questo mi sorge una domanda:
“Quale speranza se l’informazione non persegue la verità?”

Risponde Bill Smith: “I love POP act”!


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Una risposta

23 09 2008
picasso01

Posto soltanto ora uno dei commenti sull’evento mandatomi via e-mail:

“ci siamo conosciuti alla Petogna da voi straordinariamente “decontestualizzata” in occasione dell’ on site festival..

Mi è piaciuto molto il resoconto del backstage e la spiegazione della vostra installazione e posso assicurarti che avete “scosso”, “toccato”, emozionato e “sconvolto”:P tanta gente.”

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