Riflessioni sulla silloge “Nugellae” di Licia Macioci:la luna è nel cielo.

11 10 2008

 

“La ricerca è un continuo e incessante cammino.

Un eterno chiedere e chiedersi.

L’amore cerca l’amore, l’odio cerca l’odio,la sofferenza la sofferenza.

Nulla di umano per natura si genera ma tutto muta, si trasforma e rinasce ancora.

L’acqua torna nell’acqua, il fuoco nel fuoco, l’aria nell’aria.

 

Ciò che appartiene al genere umano è tuttavia fragile tanto nel corpo quanto nell’anima ma ahimé il corpo ha una visibilità  l’anima non la ha.

Non mi è difficile fare queste considerazioni da una prima lettura della silloge ma è necessario rileggere e appuntare a parte l’ombra dell’ apparente chiarezza.

 

L’anima rappresenta da sempre il vero campo da battaglia su cui  si incontrano e scontrano tutte le passioni:l’amore, la gioia il dolore…

In queste liriche si dà forma, sostanza e materia a un qualcosa che è intangibile. Cosa?

La sofferenza. La sofferenza è tangibile e se sofferenza è conseguenza dell’amore allora anche l’amore ha tangibilità.

Se amare porta al fatalismo indistinto, l’importante è che quello a cui si tende raggiunge le fattezze di un Dio che “Forse… c’è, ma è troppo lontano”.

Allora ecco la natura che mai abbandona alcuno; viene sempre in soccorso come una madre o un amante immaginario a dare e ad infondere la pace e l’armonia.

Il sogno ad “occhi aperti” può rendere possibile anche il riuscire a prendere “la Luna nel pozzo”

Alla fine la tua ricerca fa assomigliare la donna ad una bambina quando nella lirica “Gioco d’amore” si frappone  “io e te e il nulla”, “io e te e il tutto”

 

L’amore tanto sofferto è il motore della vita e se non si ha quel “tutto”, il nulla che si può avvertire è soltanto apparente ai sensi.

Nulla sarà l’indefinito, l’infinito e eterno insieme come una musa , come una dea che leggera vive tra i mortali.

La luna è nel cielo”

 

 

 

 

 


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