Ho letto il romanzo inedito di Haydir Majeed intitolato “La casa dei limoni” ed ho avuto da subito la percezione di alcuni aspetti relativi ai sensi visivi, olfattivi e gustativi: il giallo,l’odore e il sapore acre dei limoni.
E’ un romanzo che almeno dal titolo ha un colore: il giallo; un sapore:acre; un odore:quello dei limoni per l’appunto. Ecco come l’ho immaginato da subito leggendo il solo titolo.
Quando penso ai limoni penso a posti caldi, mediterranei e assolati allora mi chiedo come possa sopravvivere un albero di limone dentro una casa; in questo caso il fantastico, il surreale e il sogno ci vengono in ausilio.
Inizio la mia lettura.
Non è semplice; inizialmente trovo virtuose parole che arrivano a dettagliare l’indettagliabile. Devo apparentemente arrendermi ,ma come risposta inizio a sognare, almeno come penso abbia fatto l’autore con la sua immaginazione.
Da subito cerco, sbagliando, di catalogare il romanzo. Non ci riesco. Apparentemente sembra una commedia , talvolta un poema, altre volte ancora lo immagino come un vero e proprio dipinto surreale. Mi colpisce quando,all’inizio, si imbatte nel descrivere il semplice appartamento di Susanna che “…sfilava via dal palazzo come un cassetto da un mobile”. Le parole divengono poesia, ancora in altre circostanze, quando l’autore si lascia andare in riferimenti relativi a “la bellezza di vedere il mondo con tutti i propri beni al seguito, di modo che non si possa avere nostalgia di nulla”.
I sogni puerili tornano, di tanto in tanto, con visi mostruosi di esseri infernali policefali, anguille a più teste, strani leoni e animali ultraterreni.
Sono gli stessi sogni che facevamo da bambino, solamente che ora si ripropongono con una proporzione disarmante.
Tutto ciò sarà frutto della predestinazione, quando constata che anche quando si compiono azioni a fin di bene in realtà non si fa altro che conoscere il vero volto del male.
In realtà la continua “ricerca” che l’autore pone come ulteriore chiave di lettura tra le vicende che accompagnano i suoi personaggi, contraddice la predestinazione stessa; quando predice con forza divinatoria che “a noi piccoli uomini deve esserci concesso il privilegio di vedere da vicino le forze motrici del destino”.
Lo sforzo, purtroppo non viene ripagato ed ecco che constata che “Su questa terra priva di centri vorrei raccogliermi …piegarmi le gambe contro il petto”.
L’essere appare senza anima, senza Dio, abbandonato a se steso nella propria inutilità e solitudine: il suo corpo sembra diventare pietra: pietra umana.
Mi soffermo soltanto con una delle tantissime riflessioni che mi sono venute in mente.
A tratti mi trovo di fronte ad una miriade d’aforismi, concatenati tra loro.
La ricerca o meglio, il cammino, arriva a delineare il destino con precise fattezze.
A metà del romanzo osserva che “Il mondo ai miei occhi, è andato in coma e niente di sacro accompagna la sua morte in me”.
Poi ancora il sogno che diventa “utopia” che si contrappone al realismo come uno specchio ed ecco che Dio, che mai ci abbandona, e il timore di Dio stesso diventano l’unica “speranza”.
Anche la propria terra e la nostalgia di essa, assumono un’importanza intima, ma la realtà ci fa capire che “Una volta sradicati dalla propria terra, nessuna terra è più la nostra terra”.
Il romanzo si trasforma nella parte finale proprio come gli innumerevoli esseri umani ed animali lo hanno popolato, in un vero e proprio trattato di fede dove l’immagine di Dio è stampata in un cielo saturo di Blu.
Non ho raccontato la storia, le vicende e i vari personaggi: se lo avessi fatto avrei sminuito ogni intento dell’autore. L’invito è quello di leggerlo, sperando che Haydir si decida a pubblicarlo
Concludo i miei pochi spunti che ho riportato in questa breve nota confermando che qualsiasi bugia detta in questo romanzo è senz’altro una virtù.
(Proprio come l’autore dice in uno dei tanti virtuosi aforismi che popolano questo…romanzo?)
Roma, 25 ottobre 2008
Link correlati : il sito web di Haydir Majeed






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sembra un libro interessante.
grazie per la segnalazione.
Mi piace.
Haydir è una persona altamente introspettiva,
ama che le cose vengano interiorizzate il più possibile.
Oltre a questo, mi sembra di aver capito che come in un immaginario espressionista le voci interiori si fanno disegni e colori, luoghi.
Avrei veramente voglia di leggerlo..
Alle stampe, Haydir!!
Bonsoir