Titolo:
“Carnem levare, il cammino”
Luogo:
Italia, Antrosano, Avezzano (AQ)
Lingua:
Italiano, sottotitoli Inglese e Francese
Anno:
2008
Genere: Documentario Artistico-Poetry movie
Durata:
20 min.
Regia:
Haydir Majeed
Descrizione:
E’ il cammino dell’uomo al di là di uno spazio e di un tempo.Ogni parola sussurrata sottoforma di dialogo è inesorabilmente attutita dal silenzio dei ruderi che lo circondano; eppure, a distanza di secoli, ogni dettaglio, ogni piccolo rumore, ogni granello di quelle ruvide pareti ha una voce.
E’ la constatazione che la vera natura di ogni cosa è nascosta… anche quella della violenza e del male che ha oramai le fattezze di una brutale banalità. L’unica salvezza è il silenzio. L’unica salvezza è il cammino…
Cast:
Regia e montaggio: Haydir Majeed
Progetto, testi e allestimenti: Dimitri Ruggeri
Grafica e Art Curator: Roberto Falco
Voci Narranti: Michele Cogliati, Paola Munzi
Musica: Arvo Pärt
Traduzioni Inglese e Francese: Valentina Cinatti
Interpreti: Dimitri Ruggeri, Rita Scognamiglio
Presentato: POPact
Prodotto: HM (Haydir Movie)
Notizie di dettaglio
Perché il titolo “Carnem Levare, il Cammino”? Perchè la “logica” del cammino?
Etimologicamente dal termine latino “Carnem levare” deriva la parola “Carnevale” Ad oggi questo termine farebbe pensare che l’evento affonda totalmente le radici nella cristianità;eppure le origini fanno parte di tradizioni ben più antiche. Le prime manifestazioni risalgono a 4000 anni fa dall’antico Egitto dove questa festa era in onore di Iside simbolo della fertilità dei campi e il rinnovarsi della vita. Nelle “Dionisiache” greche e nei “Saturnali” romani, erano espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza. Nel Medioevo i popoli barbari iniziano a personificare lo stesso carnevale con l’essere umano e con un fantoccio. Come detto la parola deriva dal termine dal termine latino “Carnem levare” e significa “togliere la carne”. L’evento era il banchetto di abolizione della carne che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima. Il Carnevale e’ il momento in cui la gerarchia decade per far posto alle maschere dove si arriva a negare se stessi per divenire altro, si esce dal quotidiano cammino. Il “Cammino” è quindi un abbandonarsi alle radici dell’uomo, alle sue sofferenze e nefandezze. E’ necessario che provi a spezzare tutti i suoi vincoli, le sue catene attraverso l’espiazione del dolore, del suo stesso dolore. Questo è l’unico modo per penetrare direttamente nella sua anima. L’uomo è solo e né Cristo né Allah né Buddah possono redimerlo. Il male stesso dell’uomo è l’uomo stesso. La sua anatomia è quella del distruttore. E’ innata…
Il cammino…
…”Come ogni mattina, l’orologio al quarzo azzurro squilla con voce roca, sempre cinque minuti prima di me; anche questo è un cammino. Il cammino verso la persiana scricchiolante alla ricerca di un po’ di luce gialla che mi risvegli. Mi accorgo dopo un po’ come questo rarefatto bagliore mattutino mortifichi sgarbatamente tutto quello che si è sognato ma non il letto ancora tiepido che ne è illuminato sulla lettiera in ottone. Le braccia sono nere e illividite , non so dare spiegazione; è gia faticoso il semplice camminare. Ho il fiatone sulle spalle. Ho messo il sale nel caffé freddo. E’ ancora più amaro. Mi sbaglio spesso. Sembrava zucchero:il colore è lo stesso. Esco di casa, scendo le scale pigmentate da macchie nere e rosse. E’ un granito molto bello. Il passamano è in legno, legno di ciliegio. Fuori è primavera ed inverno insieme. Vado a lavoro. Salgo sul mio treno. Con me puttane che tornano dalla mattanza: sono straziate; con segni tribali incavati sulle guance nere imprecano chissà quale Dio. Dormono. Scendo dal treno tra i fantasmi che danzano intorno ai riti sacrificali del caffé e della sigaretta. Incrocio masse informi, senza braccia, senza gambe, senza carne. E’ l’ora del pranzo. “Cameriere, per favore, Tifo e Cluster Bombs, come antipasto, Aids e macerie come primo piatto, silenzi morti e stramorti per dessert con ciliegina sulla torta se possibile”. Il cameriere obbedisce. Sazio, con la pancia strapiena, dormo e non vedo più nulla. Il pranzo è da gambero rosso. All’improvviso mi risveglio tra boati e schiamazzi di bambini che tirano pallonate su serrande grigie metalliche. Mi devo rialzare. Cancello tutto. Vedo il cartellone delle partenze e degli arrivi. Cerco la mia via. Davanti a me un semaforo rosso e il tempo maledetto che non si ferma mai, che non si è mai fermato. Scandisce i minuti come coriandoli tra arlecchini, saltimbanchi, acrobati e clown mascherati. Apro gli occhi. E’ un Carnem Levare. E’ un Carnevale. Se necessario toglierò la carne dalla stessa carne, come una strana malattia che paralizza. Claudicante mi giro attorno tra mandorli in fiore mortificato dall’aurora, principio e fine di tutto”…
(Dimitri Ruggeri)







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Ciao Ragazzi,
sono molto contento sapere che le cose procedono per il meglio
oggi ho incontrato Roberto e mi ha detto che tutto va alla grande e si “cresce”.
… arrivo qua e sorpresaaaaa quella è la copertina del DVD?
Wooooo sono felicissimo ci siano un sacco delle mie foto GRAZIEEEEEE mille
mi raccomando una copia è per meeeee
ciao
Luca
Ciao, ho letto il tuo pezzo. Mi sembra crudo,, ma vero, estremamente vero
per ognuno di noi che oggi si trova di fronte ad uno strano quotidiano da affrontare giorno per giorno, anche se estremizzato con immagini forti.
Lo stile è estremamente fluido e lascia trapelare con trasparenza l’efficacia
delle parole che compongono il testo. Grazie per avermi permesso di leggerlo.
Patrizia
Lo so, può essere difficile il trovarsi in questa realtà.
Estremizzo le immagini almeno per me stesso… Cerco di schiaffeggiarmi e svegliarmi.
L’immaginazione, il sogno o l’incubo, possono diventare realtà soprattutto se queste realtà esistono altrove. E’ duro questo quotidiano vivere anche se mi rendo conto che non mi manca niente. Il Carnem Levare è un “togliere la carne” metaforico sia fisica sia spirituale. L’importante è il cammino, la ricerca , il non lasciare nulla all’intentato o al caso. In mezzo a tutto questo trambusto cerco di turarmi le orecchie per ascoltare il silenzio.
Per adesso per me è necessario attenermi a questa apparente severità e crudezza. Un giorno parlerò di altro ma ora non posso.
Grazie per il tuo intervento Patrizia. I tuoi spunti di sempre mi sono preziosi