Il MIO ULTIMO LIBRO

 

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Titolo:

parole di grano

(Genere: Poesia)

 Scheda e come ordinarlo

Saggio introduttivo al libro

del Professor Vittoriano Esposito

 

 

 “Dopo una lunga attesa, trascorsa in rigorose riletture e rifiniture, questa raccolta di poesie vede finalmente la luce, dietro mia insistente sollecitazione al giovane autore, motivata solo dai pregi del lavoro, contenutistici e formali.

Queste “parole di grano” non sono, ovviamente, per essere tali, parole inutili: non hanno nulla della improvvisazione distratta o forzata, tipica della testimonianza giovanile. Sappiamo bene che c’è tanta gioventù, oggi, propensa a scambiare il grano con loglio, l’inflorescenza a spiga in cui si annida spesso un fungo dannoso, con cui il grano si può anche confondere.

Maturato anzitempo nel dolore sotto lo sguardo accorto della madre, Dimitri Ruggeri ha imparato opportunamente a distinguere il buono dal cattivo a sue spese, meditando sul bene e sul male della vita e non dando nulla di scontato nel compimento del proprio destino. Di qui, non solo la sua consapevolezza di non voler sfuggire ai doveri del crescere sano, ma anche la persuasione di un sapiente uso della parola, acquisito liberamente – diremmo – sotto la spinta liberatrice dell’istinto, sia pure coltivato con studi e ricerche personali.

Tutta la raccolta, infatti, reca il segno della libertà creativa, fortemente avvertita: si apre e si chiude con precisi riferimenti alla terra d’origine, ma senza un disegno volutamente premeditato e senza, soprattutto, un ordinamento obbligato nelle motivazioni della materia ispiratrice.

Colpisce appunto, in apertura, una sorta di fusione morale della giovane vita dell’autore con la sua terra “grigia e feconda”, che egli sente “come una rugosa amante ricurva in un deserto roccioso”, intravista “tra i seni /taglienti del suo Velino”. Addirittura, ritrovatosi con le “callose cicatrici” di un trentenne, come lui, richiama l’immagine paterna, con molta e asciutta tenerezza (“Da orfano abbandonasti il tuo orfano”) e, mentre gli brucia “il dolore della speranza / riposta tra la terra, priva di te”, ne sente sbiadire il ricordo come tra nebbie, ma ancora in grado d’ispirargli “coraggio e misura”. Se poi sulla figura paterna si sovrappone l’immagine di una donna, che amerebbe come sua, ne scorge le ombre camminare sulle proprie ombre e si chiede chi ella sia, vagante com’è tra le sue stesse montagne, “che si perdono in lontananza, / risucchiate da arlecchine gallerie”.

Frastornato dagli eventi, e scomparse le ombre, riesce a constatare con sorpresa: “Ti svegli stordita dal sole alieno, / più dolce ma diverso dal nostro, / aspro e brullo”.

Al padre si richiama, in modo esplicito, almeno un’altra volta, con l’amarezza convinta d’averlo perduto come “ghigliottinato” dal suo male e nella dolorosa “assenza di un qualche Dio”, con la sofferenza di un “martirio” senza fine: lo ricorda col viso di “bambino credulone”, ma col senno “più vecchio di Mosè”, che gli si aggrappava “con quella mano più piccola della mia che meriti non ha”. E poi l’istante terribile dell’ultimo distacco, fissato per l’eterno in modo incancellabile: “Poi l’addio tra gesti e parole mai terminate e tutto è finito. / Stampato in una lapide senza colori. / Addio. Padre mio.”

Tra gli altri motivi di queste “parole di grano”, più ricorrente è quello dell’amore. Ed è ovvio che sia così, data la giovanissima età del poeta. Ma non è un amore che si contempla in modo estatico, non è un abbandono

felice ai sensi assaporati tra sogno e realtà: si parte dal celeberrimo “odi et amo” di Catullo (“Mi odi, amandomi sempre più”), per perdersi in una sequela di circostanze, evocazioni, straniamenti, per concludere che “Essere per vivere è tutto” e che, purtroppo, nella vita in genere, spesso si ha ragione di credere che “L’ideale più giusto è quello più forte”. Si può comprendere perché, anche amando tutti e tutto, si finisce per essere “accecati dal giusto e dal vero”, nella condizione di un “errante vagabondo”, come un “Ramo secco che non sai più che fare”, riportandone la “consapevolezza” che si può sprofondare in un’atroce solitudine: “Sono solo. / Aspetto che la luna cada frantumata / ai miei piedi, per abbuiare questa stanza”.

Capita a tutti, si sa, di poter incorrere in momenti di disperazione, sentirsi “cieco e immemore” e sentir franare l’ultima “inutile diga”: vivere nell’ombra dell’amata, in fondo, significa che la propria ragione d’essere “si perde

tra parole e suoni”, smarrirsi tra “sogno o realtà”, col rischio di annullarsi “in segnali di fumo”. È allora che si fa più insistente il “perché di noi”, per approdare al “non sapere”, al “non volere”, al “non capire”. Perché tutte le

parole, allora, finiscono “sbattute in prigione” e le singole lettere, addirittura, “ognuna in una cella”: senza una precisa “sentenza”, dettata da giustizia o verità.

Vi sono dei momenti in cui, stranamente, si ha “fame di giallo, verde, azzurro e rosso”, per ritrarsi dal “buco nero di una caverna”: la figura dell’ Arlecchino, a volte, “come Cristo davanti al suo Lazzaro, ti annichilisce”. Per fortuna, però, basta guardarsi intorno, per riconquistare coscienza di sé: nel mondo domina la legge della violenza in conflitto con ogni forma di bene (“dolore contro dolore / amore contro amore”), ma su tutto brilla il sole che “ne illumina il sottile moto” ed è sempre pronta a rispuntare “l’aurora, inizio e fine dei nostri giorni”.

Ci si può anche disperare e piangere, eppure bisogna sentirsi più forti: anche in frantumi, si può avere la speranza di ricomporsi; si può desiderare anche la morte nella stanchezza di vivere, di fronte alla implacabilità di un “semaforo rosso”, ma bisogna convincersi che “Ogni verità è nascosta nell’ingorgo con altre verità”.

Importante è davvero non smarrire le “altre verità”: “Passo dopo passo, vivo la gioia unica dello stupore ripudiato”.

Sia nella sfera del privato che in quella pubblica può accadere di sentirsi traditi nella nostra sete di amore e di bellezza, a causa delle guerre fratricide che insanguinano la storia dei nostri giorni, non meno che a causa dei malanni che turlupinano la nostra società (“Tifo, colera e Aids”). Se è necessario, sarà bene distruggere “il monopolio della routine e della noia”, per inseguire l’umana giustizia come “unica vera liberazione”, “l’unica arma” da impugnare, l’unica certezza da sostenere in ogni momento della vita.

Basterebbe questa “riflessione” conclusiva, per benedire la pubblicazione di questo libro. Ma, trattandosi di una silloge di poesie, a questo punto occorrerebbe aprire tutto un altro discorso sull’abilità tecnica che Dimitri Ruggeri rivela quasi in ogni pagina.

Basti solo dire, per il momento, che egli non appare affatto un esordiente e abbiamo più di una ragione per credere nel futuro della sua poesia.”

 

Vittoriano Esposito

giugno 2007

Parte prima

Questa mia terra grigia e feconda

Questa mia terra 14

Il Campaccio 15

O aquila dalle tenere ali 16

È nata una rosa sul mio corpo 17

Ricordi 18

Quel profumo di labbra 19

Mi vedo più tremante 20

Semplici opinioni 21

Stacco una rosa 22

Perchè ti alimenti il cuore…? 23

Patria e onore 24

La sindone di Cristo 25

Dietro il roseto… tu 26 (Leggi- anche la verisone inglese)

Apatia 27

Ti ripenso 28

Ferro e velluto 29

Potenza e conseguenza 30

Il pesce senza acquario 31

Pascolavi come sempre 32

I seni materni 33

Cantati al vento 34

Sans souci 35

La fame 36

L’ultimo tango 37

Ballerina 38

Capelli bianchi 39

Come non mai 40

Apoteosi 41

 

Parte seconda

Addio

In un martirio mai finito 44

Il gran turbine 45

Il rumore 46

Avverto un frastuono 47

Luce ed Essere 48

La bestia immonda 49

L’attesa 50

Nascosto 51

Nec sine nec contra 52

C’eri solo tu 53

Lo scoglio e la cascata 54

Vedo i tuoi occhi 55

Il perché di noi 56

Il furioso treno 57

Questa tua saliva 58

Mi sento più forte 59

Sangue nero 60

Il fantasma dell’opera 61

Due chiacchiere 62

Il rito della menzogna 63 (Leggi)

Tifo, colera e Aids 64

La filigrana 65

Cruz (croce) 66

Cancro 67

Il piccolo roseto 68

La caverna della verità 69

Prigione 70

La bella di notte 71

Un cane ti abbaia e ti morde 72

Opinioni diffuse 73

Genesi 74

 

Parte terza

La morte del buffone

Parquet 76

Ogni oggetto è sofferente 77

Aurora 78

Lo stesso film 79

È la morte del buffone 80

Fidia 82

L’acqua del Pireo 83

Immagino la mia forma 84

Il gusto della pioggia 85

Cavalli arabi 86

Odore di mare 87

Ti frantumi e ti ricomponi 88

L’opzionante 89

Un ricordo passato 90

Nulla mi assale 91

Quelle tue calde labbra 92

Rendiamo grazie 93

È Pietro 94

Bip… Bip… 95

Essenza del particolare 96

 

Parte quarta

Armiamoci tutti!

Il sangue scorre dovunque 98

Il traditore della tua anima 100

La mia mano 101

Riflessione 102

La donna del mio mare 103

Il mio Natale 104

L’isomorfismo 105

Mi chiedo chi tu sia 106

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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