I tuoi libri di poesia-your poetry’s books
Se hai scritto qualche libro o hai una raccolta... non necessariamente pubblicata o con tanto di codici Siae e Bla...bla....
Manda il materiale, lo leggerò e pubblicherò, se vuoi, in questa sezione qualche tuo testo e una mia notarella…
sempre se vuoi…
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di seguito qualche nota un pò datata
Notarella all’amico e poeta Franco Casadei sul suo ultimo libro “I giorni ruvidi vetri”
“La solitudine è la voce più assillante dell’anima che cerca di divincolarsi in tutti modi dall’oblio.
E’ quasi un’attrazione questo tendere al nulla, all’indefinito e all’indefinibile; nello stesso tempo rappresenta anche il timore e necessità di un “appoggio” concreto che spesso ha le fattezze di donna. Resta nella solitudine del poeta dibattere, come un campo di battaglia in serbo al proprio cuore, se la donna sia anche rinascita e quindi liberazione. Talvolta mette proprio la realtà (la donna) contro l’indefinito (oblio). La solitudine ne è soltanto la voce. Nelle ultime poesie dedicate per lo più alla natura si riesce, apparentemente, a sperare; e donna è speranza come Demetra , dea della fecondità greca, in un mondo pagano ma forse più terreno”
Dimitri, Ottobre 2007
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Qualche impressione sul libro dell’amica poetessa Patrizia Pallotta: “Il dolce e l’amaro”
Finalmente ho avuto due minuti per buttare giù la reminiscenza, che ho ancora, della tua raccolta “Il dolce e l’amaro”; dico reminiscenza in senso platonico del termine come quelle idee che sono presenti in un mondo diverso dal nostro e che abbiamo dimenticate. Se si riesce come una levatrice a tirar fuori messaggi e verità ,senza essere insegnanti o professori, si attua, come hai fatto tu, quella solida base dialettica propria dei pensatori di valori universali; e si sa i poeti sono anche pensatori.Non discuto il valore o il contenuto tecnico formale delle liriche ma l’impressione istintiva che ho nella lettura è che l’olio che scorre tra quei difficili ingranaggi è quello più puro e nulla stride.Mi soffermo su alcuni temi umani a me cari che sono emersi tra cui la fragilità umana. Non si arriva mai a definirla : è sempre soggettiva e sfuggente; Si contrappone tuttavia un eco di particolarismi che ne descrivono accuratamente la conseguenza quando le barriere che ci creiamo cedono davanti al dolore. L’uomo di per se fragile, capitola davanti ad esso. L’unica difesa è quel silenzio dal quale ci si raccoglie come cocci rotti e ci si ricompone piano piano per continuare con fatica a vivere.
Questa è la mia modesta impressione sulla tua raccolta.
Dimitri. Novembre 2007
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