Questa è una sezione riservata esclusivamente alla poesia; puoi mandarmi i tuoi testi che pubblicherò con un mio commento.
e-mail: dimitri.ruggeri@gmail.com
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Da Francesco Businaro
Dicembre 2008
“Versi carnali che invitano l’uomo ad affondare nell’ infinito ancora inesplorato. Apparentemente non ci sono navi su cui possa galleggiare. Tutto sembra confondersi al cospetto della Luna: la morte e la vita. Poi il mare e il sangue ancora. Dall’acqua la vita:la speranza. Eppure quella nave se vogliamo galleggia al cospetto di tempeste e Dei a noi ostili. Dipende soltanto da noi stessi”
Mille anni fa
Inchiostro colorato
di morte
metallica
la luna
si specchia
su di un lucido
mare
vermiglio
il sangue
si raggruma
stanco di lasciarsi vivere
l’uomo
affonda
nell’infinito
la nave della morale
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da Diego de Santis
Ottobre 2008
“Diego mi invia questo testo ed io non ho avuto la minima esitazione a pubblicarlo.
Nei suoi versi descrive “l’istante” e la nostra possibilità di fermarlo, soprattutto quando istante significa amore: anche la natura si inginocchia di fronte al più forte motore della vita”
Istanti
O giorno di allegria e di festa, che felici istanti i nostri.
O momenti di gioia e di luce, che felici istanti i nostri.
Nell’incanto dei giorni che passano,
cadano lenti i petali di rosa,
ed il miele dei baci ed i sorrisi ancora…
Fermatevi stelle, fermatevi ruote del tempo,
siano felici i nostri istanti ancora.
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da Vito Foderà
3 gennaio 2008
“Mi decido soltanto ora (settembre 2008), ma è giusto rendere pubblica questa poesia che Vito Foderà mi ha dedicato. Lo ringrazio ancora. Non faccio né commenti né notarelle, la sua sensibilità non ne ha bisogno.
E’ giusto che tutti provino le stesse emozioni che ho provato io nel leggerla quando l’ho trovata scritta per caso , di nascosto nel mio diario
Grazie Vito per il regalo”
Killa ham w int b Kher habibi
(all’ora del Muezzin)
a Dimitri
E giunse dissolto dal vento
al fine stremato ma vivo
e vide dal carro intontito
lo sguardo suo a forma di nave
Paese d’imbarco del sogno
confine di vita e di morte
tra monti e livide acque
gementi e osannanti ogni dio
La folla vociava confusa
parole di dubbio valore
movenze contorte e infelici
respiri d’affanno e clamore
Il sogno riceve la forma
dal nulla da cui si proviene
e gli echi di un canto di pace
si perdono come preghiere
Mi fermo, il tempo è un momento
mi placo tra orgasmi silenti
desidero il tutto sentire
La smania del tutto capire
l’incontro di anime e genti
mi rendono vivo, lo sento
“La prima quartina sei tu, la seconda è il Libano, la terza è l’idiozia dormiente, la quarta è il processo in cui ci troviamo.
Le due terzine sono il nostro capodanno”
p.s. Ci tengo a informarti che non ho violato la tua privacy ma non volevo mandarti un e-mail!
Auguri Dimitri”
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da Elvio
Marzo 2008
“I ricordi, la solitudine e la noia sembrano avere nella tua poesia le sembianze della pioggia: dell’acqua. Tutto scorre come un fiume in piena; e anche questo “tutto”, passerà come ogni cosa. Il sole che è inizio e fine di tutto prima o poi splenderà ancora più forte sopra gli effimeri nembi che lo importunano. Tuttavia anche se la luce ne sarà sempre coperta dalla pioggia, considera che ogni goccia è diversa, ogni goccia ha un valore, sta solo a te vivere quello giusto per abbattere ogni dolore”
Ricordi
Guardo la finestra.
Il fuori mi prende
Lo sguardo si attarda sul sole coperto
Gocce di pioggia cadono lente
Bussano al vetro con nocche leggere
Risvegliano in me ricordi lontani
Ricordi passati e ora tornati.
Ripenso con gioia a quei giorni felici
Momenti che allora sembravano grigi
Ora li vedo con luce diversa.
Forse è l’età
O la solitudine
O forse è soltanto la noia che provo.
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da Gino
26 Ottobre 2007
“Non so quale libro tu abbia letto ma la storia del sole è la storia della vita e la storia della vita è sofferenza.Il sole è tuttavia anche speranza: speranza di un nuovo giorno che viene:speranza di nuove speranze. L’uomo definito “pattume della natura” è posto in secondo piano, è dominato dalla natura perchè vuole dominare.L’imperativo è rialzarsi e gridare. Gridare le verità, quelle scritte e non scritte quelle dette e quelle non dette tra quelle forze avverse che vengono soltanto da noi stessi”
Sogno
Un giorno lessi un libro
Raccontava la storia del sole
Il mio corpo freddo e dolente
Si rinfrancò con quel che leggevo
Uomo, pattume della natura,
Alzati e grida tutto il tuo sdegno
Fino a quando
Le forze avverse non saranno sconfitte.
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da Giovanni Tabacco da Tagliacozzo (AQ)
Febbraio 2008
“Giovanni mi trasmette alcune foto del Velino “La montagna di Roma” distante più di 100 km. Questa montagna si erge dalla Marsica ed è visibile con tutta la sua maestosa imponenza dalla Città eterna.
Il sentirsi a casa… ” mi fa sentire come i miei
conterranei Marsicani che vivono e lavorano sotto gli occhi della stessa montagna!”
La casualità…scoperta “per caso”
L’eternità del posto natio ovunque uno viva.
Mi ha fatto ripensare a una mia poesia “Questa mia terra”
…”Questa avida Conca mi cinge
come una rugosa amante ricurva in un deserto roccioso
e mi lascia sempre lì, straziato tra i seni
taglienti del suo Velino”…
Grazie a te che divido Roma ho diviso per un istante anche queste cime che amo, come amanti.-
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da Gabriella Ciaccia da Torino
27 gennaio 2008
“Grazie a Gabriella Ciaccia, nota scrittrice di novelle e filastrocche che mi ha mandato una poesia da tempo relegata nel cassetto e mi ha fatto pensare…Vedo in ogni poeta l’anima del menestrello , del cantastorie, che gira di villaggio in villaggio, a raccontare gli accadimenti della vita.
Li interpreta, li personalizza. LA poesia è stata sempre il fardello della verità, surclassata dalla Scienza, dalla pura razionalità , dalle più stupide opinioni. Da tutti.
Non sanno che poesia è un dono.Non è importante la tecnica, la forma.Ma è un dono. di Dio , di una Musa, non propria che va assolutamente comunicata, non relegata dentro la propria anima.
E’ capacità di urlare sotto voce, relegati, nascosti, come dei miserabili, tra il fango e il freddo”
Riflessioni -Ad un cantastorie muto.
Cantami o Musa dell’illusione
il poema che non fu mai scritto,
leggi quelle parole inebrianti
che non saranno mai pubblicate.
Racconta la tua fiaba, muto cantastorie
e ripetila spesso a chi sa sognare;
le parole si rincorrono nel tempo
regalando gocce di speranza a chi le ascolta.
E’ l’amore la tua canzone, piccolo muto Omero,
un amore che si rinnova nel rituale eterno
delle frasi mai dette e dei baci rubati.
E il tuo canto è una porzione di quell’amore
che fa muovere le cose, perpetuandone l’Ordine:
un canto muto, che solo pochi sanno ascoltare.
-giugno 1991-
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da Hasan Wardani Beirut
dicembre 2007
“I read again this poetry that had as topic the enviroment and the effects after the war in South lebanon. Hasan goes and begins from the human soul, to decribe and communicate his feelings and preoccupations.
Human nature creates problems. On the other side nature suffers; among solitude, war and misery.
Is the red flag the only hope? Thanks Hasan”
Srifa… a freak of nature… the human nature…
“We walk, in grassy plains, back & forth between all these trees, looking for a garden of stone.
Concrete roses, mighty & a battle.
Watered with blood
Grown by mothers misery
Guarded by a red flag
Touch their soul
Just a place… just a place”
in italiano
“Ho riletto da poco una poesia che aveva come topic l’ambiente e gli effetti dopo la guerra nei villaggi a Sud del Libano. Hasan parte dall’anima per descrivere a comunicare a modo suo queste tematiche.
E’ la natura umana che crea il problema. La natura ne è sofferente; poi solitudine, guerra e miseria.
E’ la bandiera rossa l’unica speranza?
Grazie Hasan”
Srifa… un capriccio della natura…la natura umana…
Camminiamo, su pianure erbose, avanti e indietro tra tutti questi alberi, cercando un giardino di pietra.
Rose di cemento, possenti, e una battaglia
Innaffiate con il sangue
Cresciute dalla miseria delle madri
Custodite da una bandiera rossa
Tocca la loro anima.
E’ solo un luogo… solo un luogo”
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