Reportage Russia,Transiberiana, Bajkal: La felicià? Nella taiga scalzi.

E’ improbabile come la soggettività, almeno quella umana, possa far emergere vagamente una  verità; il concetto, ahimé,  di uomo misura nel raccontare realtà sensibili o peggio ancora emozioni ai confini della normalità non è, forse, mai stato così valido.

Innanzitutto dico che questa per me è stata la prima esperienza in un campo di lavoro; esperienza che sognavo da parecchio tempo e che purtroppo avevo sempre rimandato per vari motivi.

Quando si è avvicinato il momento di scegliere il campo e il periodo, mi sono trovato in una certa difficoltà, poiché le descrizioni delle organizzazioni locali, sui vari progetti, non erano molto dettagliate e chiare.

La scelta finale è stata dettata, come al solito, da un colpo di fulmine; il luogo evocava in me molte emozioni e il cautelativo appello descrittivo, che fosse rivolto ai soli amanti della natura selvaggia  (tutto sarebbe avvenuto, oltre che a più di 7.000 km da casa, anche a qualche km dal primo sperduto villaggio del lago Bajkal), mi era da stimolo. Irkustk, una delle tappe principali della Transiberiana e mio primo capolinea, era distante circa 3 ore e mezza di bus dal campo.

L’arrivo a Tanhoi lo ricorderò caldo, come calda era stata l’accoglienza del gruppo di ragazzi con i quali avrei iniziato a vivere questa breve esperienza: ero l’unico italiano.

Insieme a me  c’erano russi, lettoni, cechi, un austriaco e un inglese.

La composizione molto varia avrebbe poi avvalorato quell’eterogeneo gruppo nella vita di campo. Quello che inizialmente ci univa, ovvero il progetto di costruire un percorso per bambini con attività ludiche al vicino fiume Osinowka, si sarebbe trasformato immancabilmente in un solido legame di amicizia.

Il primo giorno seguiva il “Battesimo del Lago” che consisteva in ripetute bevute di vodka accompagnate da riti propiziatori sciamani.

Lo spostamento sul campo avveniva, per me e per i pochi, che dovevano scortare vasellami e alimenti, su una camionetta sovietica 4×4 le cui sgommate credo siano ancora impresse su quelle strade viscide e fangose a rischio ribaltamento… “Benvenuti in Russia!, queste sono le nostre strade….di montagna” aggiunse, recitò Roman uno dei ragazzi, la cui sicurezza e tranquillità mostrata era stata disarmante.

I giorni lavorativi si sono susseguiti a colpi d’ascia, martello e punteruolo con quei rintocchi nella Taiga, che ancora posso percepire in me. Era assodato che il leitmotiv russo fosse quello di ottenere il massimo con la minima attrezzatura. Il lavoro si svolgeva nella foresta, popolata da zanzare e altri tipi d’insetti molto molesti, che riuscivano a pungere attraverso il cotone; i repellenti contenevano solo parzialmente questi assalti. I turni in cucina non lasciavano molto adito alla fantasia visto che il piatto base a colazione, pranzo e cena era la “Kasha” e “Grechka” in brodo o solida, condita con passiti o carne e qualche volta con squisiti funghi del bosco.

Il fiume era l’unica forma di sostentamento e di ristoro; frequenti erano i bagni in questa acqua che, nonostante fosse estate, la temperatura si aggirava intorno ai 15°C.

Non scorderò mai quei pochi ma intensi momenti di relax che ci hanno portato a fare proibitivi bagni nel Lago ed a quelle indimenticabili banja…

Non mi voglio soffermare sull’organizzazione o sulle particolarità visto che un giudizio è soggettivo ed eventuali consigli potrebbero essere male interpretati e distorti.

Non scorderò mai queste persone, i loro sorrisi, i tormentosi discorsi nel cercare di definire la “pace”, quel meraviglioso cielo stellato tra gli immensi alberi della foresta, il lago, il suo tramonto…con i gabbiani e quella risposta data alla fine  da Eddy al “Perché ti è piaciuto il Campo?”:”…ho lavorato scalzo nella Taiga con ascia e martello”.

Sono tornato un po’ triste e malinconico per tutto quello che ho fatto con loro…per i posti che non avevo mai visto prima, per una mentalità che ho almeno percepito con tutta la mia anima. Non mancherà ora la  ruotine incalzante che  immancabilmente piomberà di nuovo sulla mia vita ma passerà …, come ogni cosa….E’ un’esperienza che rifarei 9288 volte come i km che avrei  fatto immediatamente dopo il campo fino Vladivostok

Poka!

 

Per il Reportage completo, poetry reportage e foto contattami 

 

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Informazioni su Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

Dimitri Ruggeri è un poeta e performer vocale. Consegue la maturità presso Scuola Navale “F. Morosini” di Venezia e la laurea all’Università “La Sapienza” di Roma. Tra le raccolte poetiche si segnalano Parole di grano (2007), Status d’amore (2010), Carnem Levare, (2008), Il Marinaio di Saigon (2013, Premio della critica Mioesordio 2014 – Gruppo Editoriale L’Espresso), Soda caustica (2014). Ha partecipato a Poetry Slam, Festival di poesia e ai più importanti Festival di videopoesia in Europa. Nel 2006 è stato ospite al programma RAI (Futura) Miss Poesia. Ha viaggiato in più di settanta paesi nel mondo. Maggiori informazioni su www.dimitriruggeri.com Vedi tutti gli articoli di Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

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