La tigre delle nuvole: “Il ruggito della tigre” di Stefano Chichiarelli

Recensione al romanzo di un giovanissimo autore.

Leggo con molta curiosità questo romanzo scritto da Stefano Chichiarelli anche perché conosco parte delle vicissitudini del manoscritto e le indecisioni su una sua possibile pubblicazione.

Nella lettura è stato necessario appuntare a parte, i numerosi spunti e impressioni sulle tematiche affrontate notando che l’intero testo ha uno sviluppo circolare, lasciando al lettore la possibilità di entrare ed uscire in qualsiasi momento.

Ho cercato di ricostruire in modo assolutamente soggettivo il pensiero principale ma già so che leggendolo ancora una volta cambierei le mie osservazioni…

E’ vero che a volte l’amarezza del “tempo perduto” e del “non fatto” prevale sulla stessa esistenza.

E’ vero anche che talvolta questa  consapevolezza coincida con l’infelicità.

L’impressione lampante è che tutto quello che “non si è fatto” non  possa essere recuperato; eppure il tempo fa maturare un po’ come fa perennemente il cielo, le cui nuvole cambiano mostrando diverse fattezze anche quando tutto sembra piatto: basta un po’ di vento a sconvolgere quelle forme e farle assumere contorni reali o surreali. Le “nuvole” cambiano forma in ogni momento e, come l’acqua, scorrono sotto i nostri occhi incessantemente.

In tutto questo, ahimè, la realtà ha tratti contrastanti: la guerra contro il coraggio irrobustito dall’amore e dall’amicizia.

“Il potere e l’attaccamento ad esso rendono folli”, dice l’autore, e poi ancora che è “meglio morire che vivere da schiavi”. Con dolore, asserisce ancora, che, molte volte, la guerra è necessaria per liberare la terra dai milioni di soprusi che la inquinano.

In questo trambusto, l’anima umana continua a porsi domande che probabilmente resteranno senza risposte: “Perché il suo migliore amico era fuggito?”.

Sono domande banali, quasi fanciullesche ma che inquietano e che rendono vulnerabili perché vedono crollare ideali genuini  in cui si crede.

Molte volte è proprio alle domande banali che non si riesce a rispondere illudendoci di avere una conoscenza di tutto il resto.

La metafora del cielo viene ripresa ancora una volta  a metà racconto quando dice “…L’alba rappresenta l’inizio di una nuova giornata. Spero che per me rappresenti l’inizio di una nuova vita.”

(il libro è edito da ilmiolibro ordinabile on-line su www.ilmiolibro.it )

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Informazioni su Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

Dimitri Ruggeri è un poeta e performer vocale. Consegue la maturità presso Scuola Navale “F. Morosini” di Venezia e la laurea all’Università “La Sapienza” di Roma. Tra le raccolte poetiche si segnalano Parole di grano (2007), Status d’amore (2010), Carnem Levare, (2008), Il Marinaio di Saigon (2013, Premio della critica Mioesordio 2014 – Gruppo Editoriale L’Espresso), Soda caustica (2014). Ha partecipato a Poetry Slam, Festival di poesia e ai più importanti Festival di videopoesia in Europa. Nel 2006 è stato ospite al programma RAI (Futura) Miss Poesia. Ha viaggiato in più di settanta paesi nel mondo. Maggiori informazioni su www.dimitriruggeri.com Vedi tutti gli articoli di Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

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