Il mio nome è Kwame

Parte del Reportage dal Golfo di Guinea 2008

Sarebbe stato opportuno annotare queste brevi impressioni direttamente sul luogo; mi ritrovo, mio malgrado, a distanza di qualche giorno dal rientro, ancora con idee frammentarie su cosa e come scrivere.

Eppure la sensazione è che mi trovo a percorrere le strade con scarpe diverse; scarpe fuori moda, che non avrei mai messo prima, ma ora te le tieni strette strette fin su la caviglia e ti accorgi che sono addirittura confortevoli.

Non credo, almeno per l’età che ho, di dover cambiare il mio essere per un’esperienza ma questa è l’ennesima conferma che determinate situazioni ti danno l’opportunità di essere sempre lo stesso…anche quando vesti fuori moda o stai ai margini da tutto. L’importante è non cambiare ma adattarsi in ogni situazione per capire…

Beh…questo vestito è made in Africa. E’ un po’ retrò, kitsch, stancante con punte glamour…è l’Africa dei bollettini postali delle Ong che ti arrivano a casa, è la stessa Africa dei bambini con il pancione o con gli occhi strabuzzanti per la fame, è l’Africa del detto e ridetto.

Non è stata questa l’impressione della mia Africa. Per questo cambio la stessa definizione in Afrika.

Con un certo disgusto da occidentale ho iniziato a guardare la terra. Tutto qui!

La terra qui, il più delle volte ha fattezze di polvere, ma quando si bagna, per le frequenti piogge stagionali, diventa rossa. È questo incredibile rosso, che a seconda del cielo e delle diverse tonalità che gli fa assumere il sole, si avvicina al colore del sangue.

L’immagine che si riusciva a fotografare dal riflesso di quelle pozzanghere non le posso raccontare se non con questa metafora; e si sa, la metafora può essere tanto forte, quanto molto debole o peggio ancora banale. ancora banale

Il Golfo di Guinea comprende molti stati che nelle spartizioni e ridefinizioni politiche del passato hanno cercato di dare a quasi tutti uno sbocco sul mare anzi sull’Oceano.

Ho iniziato il mio viaggio dalla Costa d’Avorio, nome che per legge nazionale non può essere tradotto diversamente da Cote d’Ivoire.

Da qui e dal confinante Ghana sono iniziate le razzie con mercato degli schiavi che avrebbe fatto le fortune delle attuali potenze mondiali. Panta rei

Non voglio  dilungarmi nella storia…o perdermi in essa e allora cerco di guardare questo popolo attraverso le innumerevoli maschere per assumere il loro stesso colore e non avere il fardello da bianco che mi porto dietro.

Nelle loro tradizioni le maschere utilizzate nei numerosi riti animisti , non avevano né un nome né si conosceva l’artigiano che le aveva costruite: l’origine era divina.

Decido in corso d’opera di  cambiare nome di battesimo in  Kwame: questa è ora la mia maschera . Qui il nome della persona  viene associato al nome del giorno della settimana  in cui si nasce.

Oggi con una certa facilità queste mercanzie si riescono ad acquistare direttamente nei negozietti che te li possono costruire su misura.

Il mio viaggio inizia ad Abidjan soggiornando nel quartiere malfamato di  Abobo. Abidjan sconta ancora la follia dell’ ex capo di stato Boigny  che per capriccio trasferì la capitale politica a Yamoussokro,un ex villaggio di cinquecento anime, rendendolo simile a una sorta di Las Vegas post atomica, costruendo immensità architettoniche come  il clone della Basilica di san Pietro in Roma “Notre dame de la Paix” benedetta da Giovanni Paolo II.

Non sono d’accordo con chi ha definito “follia” la costruzione di questa immensa opera che può accogliere fino a trecentomila fedeli in piedi. Credo effettivamente, che per il Colosseo , le Piramidi o Notrè dame si pagò un prezzo più alto ed ora sono Patrimonio dell’Umanità o (disumanità).

La Cote d’Ivoire è stata una delle pochissime nazioni africane a iniziare negli anni 60-70 un incredibile sviluppo.

Ho vissuto ad Abobo un paio di giorni e questo quartiere rispecchia “la miseria grigia e la miseria allegra” ma ,come al solito,  sono paradossi…non solo africani.

Arrivo per partecipare ad un progetto sociale con una Ong che per varie ragioni viene annullato. Riprogrammiamo  tutto e ci troviamo  a decidere cosa fare con un biglietto aereo da qui ad un mese…

Decidiamo di partecipare ad un altro progetto che era già iniziato  nell’entroterra, a Nord.

Il villaggio si chiamava  Kossè N’Gattakro vicino a M’Bahiakro. L’etnia che vi vive è Baulè.

La Cote d’Ivoire esce dalla guerra dal 2006 ma dalla tensione basta poco per stimolare  i perenni  focolai, in particolar modo nella la zona in cui eravamo (tra  mussulmani e i pochi cristiani… abbondanti a Sud ) e come se non bastasse l’effetto del post colonialismo francofono.

Ho trasgredito tutte le regole igienico sanitarie, iniziando nel bere l’acqua del pozzo del villaggio di Kossè, senza antimicrobici, mangiando topi e gazzelle accompagnate fin dalle prime ore del mattino dal Koutukou, (una sorta di estratto della palma  distillato, simile alla grappa per sapore); il tutto allietato dal gusto del loro pane che qui si chiama attikè o lo yam derivati da enormi tuberi.

La  vita, con  tutte le loro giornate,  girà e girerà  intorno ad un fuoco sul quale c’è perennemente qualcosa in cottura. Il pozzo è l’altro punto d’incontro del villaggio: dalla famiglia al clan tra  un crocevia di donne e bambini che pompano l’acqua su immense tinozze trasportate sul capo. Capisco ora perché hanno un’andatura particolare causata dai danni sulla colonna vertebrale. I glutei sporgenti sono frutto di necessità, non di chirurgia estetica.

L’Afrika è una donna: non  è una banale constatazione.

L’etnia  Baulè deriva dagli Akan , che a loro volta sono i padri degli Ashanti e l’area interessata comprende anche quella del vicino Ghana.

Un antica leggenda orale Baulè racconta che l’origine di questo popolo  derivi dal lamento “Bauli !” (il bambino è morto) che la regina Pokou esclamò quando dovette immolarlo  per salvare il proprio popolo perseguitato dai vicini Ashanti.

Terminato il progetto si decise di andare nel vicino Ghana o meglio in quei luoghi, un tempo appartenuti all’antico   impero del Ghana, un altro tempo ancora  appartenuto, nella sola fascia costiera a portoghesi , svedesi , danesi, francesi, tedeschi e inglesi eccetera eccetera. Da Cape Coast, passando per Elmina in molte altre località, vennero costruiti fortezze e piccoli castelli, all’inizio utilizzate come magazzini per le merci e poi utilizzate per uomini. Ammassati in pochi metri quadrati solcavano quella che era definita “The door of no return”  per salire sulle navi. Non si conoscono i numeri ma le stime parlano di 20 milioni di persone di cui circa la metà morirono nel tragitto verso le americhe e il settanta per cento  originario di Ghana e Cote d’Ivoire.

Ci avviamo verso Accra e rincontriamo alcuni  amici che avevamo lasciato nel percorso

Il Ghana è stata la prima nazione africana a raggiungere l’indipendenza nel 1957.

Ripercorriamo più di 500 km in dodici ore facendo otto cambi e cavalcando ammassati le vecchissime ferraglie delle Peugeot 505 e dei pulmini chiamati (in Ghana) Tro- tro per l’aeroporto di Abidjan.

Glen, un artista, asserì che l’indipendenza del Ghana non ha senso se non è accompagnata dall’indipendenza dell’intera AfriKa.

Credo di non essere cambiato, almeno fisicamente, almeno emotivamente  ma il nome che, volentieri,  affianco  al mio con la massima razionalità è: Kwame.

Sono nato di sabato.

 

Per il resto contattami

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Informazioni su Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

Dimitri Ruggeri è un poeta e performer vocale. Consegue la maturità presso Scuola Navale “F. Morosini” di Venezia e la laurea all’Università “La Sapienza” di Roma. Tra le raccolte poetiche si segnalano Parole di grano (2007), Status d’amore (2010), Carnem Levare, (2008), Il Marinaio di Saigon (2013, Premio della critica Mioesordio 2014 – Gruppo Editoriale L’Espresso), Soda caustica (2014). Ha partecipato a Poetry Slam, Festival di poesia e ai più importanti Festival di videopoesia in Europa. Nel 2006 è stato ospite al programma RAI (Futura) Miss Poesia. Ha viaggiato in più di settanta paesi nel mondo. Maggiori informazioni su www.dimitriruggeri.com Vedi tutti gli articoli di Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

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