La semplicità come forma e contenuto della poesia

Rispondo pubblicamente ad un commento in cui mi si pone un pensiero di Eduardo De Filippo.

 

Le parole dette esprimono forma e sostanza della persona che le proclama.

E’ inutile la metafora, l’ermetismo o tutte quelle forme che uccidono il senso compiuto, facendolo rimanere nel surrealismo di un cassetto chiuso a chiave.

Nella poesia così come nella vita sono troppi i fraintendimenti, le parole lasciate a metà e ancora… il “non detto”. E’ vero…ci saranno momenti []in cui bisogna essere “complicati” o “aulici” altri in cui bisogna dire le cose a metà, altri ancora in cui bisogna essere dialogicamente semplici ma concreti: L’osservazione della realtà ne testimonia la sostanza. Il momento storico plasma forma e contenuto.

La normalità, i giusti valori sono l’unica carta vincente.

Eppure queste carte hanno le forme di quadri, cuori, picche e fiori…

E’ difficile questo vivere

Lo sforzo verso noi stessi e verso l’esterno deve essere comunicato con verità

Questa necessità viene fuori dal tuo riferimento all’incomparabile De Filippo che ne è una delle tante testimonianze.

Forse a trenta anni si è pronti per intraprendere questo cammino senza più fardelli.

Forse.

 

 

 

 

Da Bippy, post del 26.11.2006

Per me la semplicità è un punto di arrivo ..è la liberazione da tutto ciò che è superfluo, senti questo pensiero di Eduardo De Filippo che a me piace tanto:
Ho sempre ritenuto questo:

che l’uomo nasce vecchio,

poi, piano piano, diventa giovane.

Ringiovanire significa,

secondo me, eliminare.

Eliminare sempre più,

eliminare certe cose inutili

che noi facciamo da giovani.

Certe cose inutili che ci danno

l’impossibilità

di essere liberi.

 

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Informazioni su Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

Dimitri Ruggeri è un poeta e performer vocale. Consegue la maturità presso Scuola Navale “F. Morosini” di Venezia e la laurea all’Università “La Sapienza” di Roma. Tra le raccolte poetiche si segnalano Parole di grano (2007), Status d’amore (2010), Carnem Levare, (2008), Il Marinaio di Saigon (2013, Premio della critica Mioesordio 2014 – Gruppo Editoriale L’Espresso), Soda caustica (2014). Ha partecipato a Poetry Slam, Festival di poesia e ai più importanti Festival di videopoesia in Europa. Nel 2006 è stato ospite al programma RAI (Futura) Miss Poesia. Ha viaggiato in più di settanta paesi nel mondo. Maggiori informazioni su www.dimitriruggeri.com Vedi tutti gli articoli di Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

14 responses to “La semplicità come forma e contenuto della poesia

  • bippy

    Ti dico il mio pensiero;-) Il comunicare con verità, senza pensare troppo all’abbellimento o meglio l’abbellimento è il contenuto stesso che trabocca, che fiorisce, e da’ forma. Trovare la tecnica che non
    ingabbi il contenuto che non lo soffochi e non lo alteri, questo è uno dei compiti dell’artista che vuole mantenere un rapporto con l’altro.Anche con un altro molto profondo, un dialogo non schematico e superficiale, non puramente estetico ma che nasca dalla profonda esigenza di comunicare quello che la vita muove dentro di sé. Ieri ho visto in dvd (noleggiato) un film che della semplicità ha fatto un arma, un musical girato da un gruppo
    di amici in pochi giorni e a low badget, a Dublino, il titolo è ONCE, di John Carney, se ti capita di vederlo mi dirai!E’ molto delicato.E commovente e per questo fragile e intenso.
    Quando la forma si fonderà bene coi contenuti tutto si può sviluppare in senso ampio:-) Le carte vincenti di quadri fiori picche e cuori…sono le figure retoriche della nostra vita, ci ricordano gli schemi dell’esistenza, quella è una semplicità a mio parere un po’ troppo stantia.:-)
    Anche la semplicità deve essere stimolante!Come quella dei bambini no? Che sanno trovare/pensare/inventare con pochissimi mezzi sguardi sulle cose stupendamente ironici e nuovi..:-))

  • picasso01

    Sono d’ accordo.
    Ci si rende conto che molte volte non si sa rispondere proprio a quelle domande semplici che fanno i bambini ovvero quei “perchè” che inquietano l’adulto lasciandolo senza risposte.
    Si; sono i bambini i motori dell’esistenza. Sono loro che si chiedono che cosa sia l’infinito , il cielo chi sia Dio e dove sia.
    Insomma se sono semplici queste argomentazioni!
    La verità sta proprio dietro la semplicità.

  • greta

    Sì, e per questo Picasso si è rifatto al loro mondo.
    Per ricreare un linguaggio già creato, anche se non codificato.

  • picasso01

    L’uomo ricerca: qualsiasi cosa. E’ il suo spirito, la sua natura: sono fiducioso di come alcune volte sia incosciente e cammina a carponi per paura di cadere.
    Eppure la ricerca avviene senza muoversi di un centimetro. Mi ostino anch’io a non capirlo ancora.
    Alcune volte vorrei essere un uccello, altre volte una pietra immobile.

  • Lamia

    Vuoi dire che la ricerca è nella proiezione?
    Oppure vuoi dire che ricerca è semplicemente affidarsi alla materia vitale, estemporanea, pura, così come ci appare.
    E’ bello sentirti parlare. E’ così trasparente.

  • bippy

    La ricerca non è nella proiezione secondo me, anzi la proiezione è un velo che confonde. Il dirigersi all’interno di sè, illimitatamente, alla ricerca, e vivere dentro le cose, palpitare dentro la realtà che t’incuriosisce per vivere molte vite;-) andare oltre, avanti senza zavorre inutili;-) la ricerca è una bellissima avventura senza istruzioni.;-)

  • greta

    Sono d’accordo bippy quando parli di proiezione come plastica inutile.
    Io la intendo più che altro come ipotesi immaginativa. Si può viaggiare attraverso le proiezioni e cibandosi solo esclusivamente di proiezioni. Questo accade quando la realtà attorno a te è greve, sfinita, apparentemente immobile.
    Però mi piace l’idea di assaporare le cose accettando semplicemente la loro essenza. E’ quello che ultimamente sto cercando di fare.
    Dimitri credo sia una persona che si muova in questa direzione.
    Tu bippy, mia cara, me lo hai insegnato da quando ti conosco.

    Un beso

  • Glen

    Gli approcci potrebbero essere sostanzialmente due o infiniti.
    Una proiezione verso il proprio sé , l’altra verso l’esterno, gli altri sé .
    Immagino che questi approcci possono completarsi a vicenda come un uomo completa la donna e viceversa. Immagino anche una retta con i due approcci ai rispettivi estremi. Questa retta li unisce ed all’interno di essa ci si può muovere, proprio perché ci sono infinite posizioni
    Il rischio che si può correre è quella estrema della contemplazione estatica del proprio sé oppure dall’altro estremo un approccio mistico. Sta al singolo calibrare o rischiare avvicinandosi o addirittura travalicare le Colonne d’Ercole
    In medio stat virtus?

  • greta

    In questi due estremi:
    chi è l’uomo e chi la donna?
    😉

  • picasso01

    La donna può essere il bianco o il nero l’uomo rispettivamente il nero o il bianco. Nel mezzo ci può essere il grigio…

  • greta

    Bella risposta….

    A bientot

    ti mando la mia scheda.
    Un abbraccio

  • Glen

    Ok ma voglio un articolo critico su Arvo Part visto che sarà la colonna sonora di Carnem levare

  • MANUELA SIRIKITH CIACCIA

    è PROPRIO CARINO QUESTO SPAZIO – ORA CAPISCO MEGLIO – DIMITRI RESTA UN MALEDUCART – MA GREAT AND BEST REGARDS PER IL LAVORO –

    phd. cultural anthropologist manuela s. ciaccia

  • picasso01

    Grazie manuela, ci sono tanti articoli, con un pò di ricerca certosina puoi trovare spunti che magari possono interessarti
    Continua a seguirmi

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