Ieri, meno che stranieri.

Agli amici del Maelstrom 91-94 della Scuola Navale Militare Morosini di Venezia.

[…] vette montane attorniate da neve. Rappresentano forse punti fermi di cime da scegliere per essere scalate, o ricordi già scalati e presenti, o ancora ricordi messi dentro le buste della memoria che aspettano soltanto di essere riaperte?

Treno 9816. Ti aspetti l’Eurostar con il muso da Papero per trovarti a bordo di un Intercity che si è rifatto il trucco, trainato da un locomotore 402 B che sembra avere al posto dei fanali anteriori luminosi, gli occhi gialli di una vecchietta senza occhiali mentre tesse, al buio, calzette rosse. Il treno è in anticipo. Il solito stridio dei freni mortifica le mie orecchie. Salgo a bordo sbattendo i tacchi di legno sul gradino in ferro del convoglio. Per poco non cado tra le braccia di un tedesco dalle dimensioni doppie delle mie. Non faccio più di tanto per proteggermi visto che il fisico flaccido del’uomo mi avrebbe fatto da cuscino.

Non cado. Ho poche cose con me; dovrò star via per lavoro soltanto tre giorni.

Sfilo il portatile dalla custodia e maledico la mia postazione che non ha una presa. Inizio a scrivere cercando di completare i mille documenti incompiuti che ho. La batteria minaccia con un conto alla rovescia: tempo residuo 26 minuti.

Guardo il mare. Sono già ad Ancona. Non avevo mai percorso la rete ferroviaria adriatica per raggiungere direttamente Venezia. L’aria condizionata non è funzionate, il cervello anche se frigge è ancora lucido. Mi trastullo tra le lamentele dei viaggiatori; nel dormiveglia ricordo ancora i riferimenti patetici di una donna inneggiante i principi costituzionali che, mentre accarezzava una borsa di coccodrillo giallo piscio minacciava di incatenarsi al cancello del Ministero dei trasporti.

La ringraziai nei miei sogni, visto che, da anni, leggi e formule matematiche erano rimaste appiccicate sugli inutili libri universitari ormai scaduti da tempo: la donna, incipriata come un cadavere, era riuscita a riesumarli come un Santo Lazzaro. L’origine storica del mio treno verso la città lagunare era sempre stata Roma; questa volta mi ero incarrozzato a Pescara, la dannunziana città in cui vivo e lavoro da un anno dopo più di un decennio romano universitario e lavorativo. Mi avvicino ai trentacinque anni. Non sono pochi. Attraverso i riflessi dal monitor riesco a guardare i promontori per gustarmi le creste delle onde che sono simili a piccole vette montane attorniate da neve.

Rappresentano forse punti fermi di cime da scegliere per essere scalate o ricordi già scalati e presenti o ancora ricordi messi dentro le buste della memoria che aspettano soltanto di essere riaperte? Mi chiedo Come al solito intreccio le mie digressioni che scaravento dalla parte Nord est del mio cervello. E’ il mese di settembre. Mi godo le ultime rondini e gli ultimi tramonti caldi. Avevo sentito al telefono Andrea alcuni giorni prima. E’ un ragazzo cui sono molto affezionato, poiché riesce a trasmettere da sempre un’energia incredibile e benefica. Lo avevo contattato con un anticipo di due giorni avvisandolo della mia presenza; Andrea,con l’intensità di una roulette impazzita, aveva già effettuato un breve giro di telefonate. Scopro che, grazie a lui, la cena del Maelstrom già programmata per Giovedi sarebbe stata spostata a Martedi per permettermi di partecipare; questo, purtroppo, a scapito di alcuni compagni che non sarebbero potuti venire. Bastò poco che il suo Sms mi raggiungesse per recitare testuale Ristorante “Antani” via Antani Venezia Mestre ore 20.00 .Dal primo giorno pernotto a Padova (zona fiera) per un disguido della segreteria organizzativa della mia azienda. Sono già stanco visto che mi trovo a fare la trasferta nella trasferta per raggiungere Venezia Santa Lucia. Già dalla pausa pomeridiana del caffè, inizio a fare il conto alla rovescia; termino verso le 17.30 ed ecco che perentorio squilla il telefono: E’ Andrea. L’ultima volta lo rividi proprio qui come ufficiale AUC di Marina. Ora lavora per le autorità portuali da civile. Il suo fenotipo e’ sempre uguale: ostenta da sempre un visino rotondo che non appena ti vede si riempie di un sorriso grosso come un mare. Saliamo in macchina, è un Puntiano come me, mi racconta, in breve, le sue ultime novità di vita. Sono contento che lo fa con me. Lo fa spesso anche nelle sue frequenti telefonate che ricevo durante l’anno. Andiamo a Santa Marta per prendere il vaporetto per Giardini. Vuole farmi una sorpresa. Come se già non ne avessi avuta una, soltanto con la sua presenza! Andiamo a trovare Francesco mi dice. Il mare è molto calmo e il clima è ancora mite. Durante la giornata ero rimasto in camicia. Nonostante non lo riveda da quindici anni so molto di lui.

Ci siamo aggiornati per vie traverse ma soprattutto grazie ad Andrea che è stato, da sempre, più potente del più potente dei social network: Zaffacebook.com. Andrea ha il pregio di farci sentire meno che stranieri. Ci perdiamo per un attimo nel marasma della Biennale d’Architettura. Francesco non lo troviamo. Risbuchiamo lungo la riviera ed ecco l’immagine sfocata di una semicurva che ha alle estremità un uomo ed una donna: al centro si intravede un bambino. E’ la famiglia di Francesco. Passiamo un bel momento tutti e cinque con la moglie ed il figlioletto che, credo dia loro un bel da fare in quanto a vivacità.

Francesco è momentaneamente qui a Venezia per frequentare un corso professionale. Entro Febbraio si imbarcherà come Direttore di Macchina della Marina Militare. Destinazione Medio Oriente! Ci salutiamo con un tramonto che mi lascia quel misto tra amarezza e felicità. Queste sensazioni, spesso, mescolandosi come fanno spesso le mescole dei colori, ne generano altre. Ancora adesso non so, bene quale fosse quella nuova sensazione generata da quell’unione Sullo sfondo il sole cala tra il rosso e il giallo, mentre il riflesso dell’acqua fa il resto sulle milioni di bifore e trifore delle costruzioni veneziane. Ancora un saluto con la mano. Non so quando ci rivedremo e se ci rivedremo ancora. Le loro ombre si allontanano; le seguo con lo sguardo dall’imbarcadero; dopo un po’ diventano un tutt’uno come quella famiglia che Francesco ha orgogliosamente formato. Poi scompare.

Riprendiamo il vaporetto per Santa Marta e poi Venezia Mestre. Il Navale era a pochi metri. Avrei voluto rivederlo. Sarà la volta buona per ritornarci dico tra me e me. Ci dirigiamo in macchina a Venezia Mestre. Il locale deve essere rinomato; è frequentatissimo da ragazzi di molte età tra cui, fortunatamente, anche le nostra. Dopo i flash architettonici di Venezia, sento quelli acustici del dialetto veneto che sembra avere contaminato coloro che ormai si sono impiantati qui. Andrea ed io continuiamo la nostra chiacchierata. A distanza volteggia la prima sagoma. Massimiliano  in arte “Mammoccia”. Ricordo con lui l’incredibile anda e rianda Cortina d’Ampezzo- Roma con diecimila lire in tasca a bordo della sua Uno grondante d’olio di motore. Si è sposato da poco. Mi mostra fiero le foto di sua figlia che ha soltanto due mesi. E’ felicissimo. Anche la sua calata romana ha fatto spazio a quella veneta!

Quando si oscura la luce fioca del lampione riesco a capire che il molosso che si avvicina è Fabrizio , per gli amici, i nemici e le donne del passato: Pilotino. Ha tre figli, un lavoro che lo impegna molto ed una predilezione per l’ultimogenito maschio che lo ricorda per il modo di approcciare con il mondo che lo circonda… avrà una piacevole vita… penso.

Ci raggiunge dopo pochissimo Antonio: nome chirurgico Tampax. Mi confessa dopo quindici anni che la figlia di un noto comandante dei nostri anni, con cui lui ballò durante il Mac p era (a detta sua) innamorata) di me! Lo perdono, ricordando quegli anni come Mors tua vita mea. Antonio è un chirurgo plastico emergente che si sta dando molto da fare nel suo campo. Noto, da come parla del suo lavoro, la passione che ci sta mettendo: confido in questo elemento per il suo sicuro successo. La cameriera capisce che si tratta di una rimpatriata e ci dona sorrisi tra un piatto e l’altro. Intanto arrivano i nostri polli arrosto contornati da patatine fritte intervallate da pugni sul tavolo per schiacciare le noccioline che qui sembra siano una particolarità.

Guardandomi attorno ne ho la conferma fissando il pavimento che sembra un pollaio. Tra il frastuono della musica squilla il telefono di Andrea: Sta arrivando anche Giampiero, detto Ciro Mannaro. Nome derivante dalla sua natura romantica rivolta verso la luna ed ai cambiamenti. Viene da poco da un Audit che ha seguito come direttivo dell’agenzia delle entrate. E’ molto soddisfatto. Non dico il detto che non può essere detto ma parliamo e sparliamo del mondo e del cosmo interrotti soltanto da Zaffa intento all’acquisto di cinque biglietti della lotteria di una parrocchia locale con in premio un mazzo di fiori secchi. Avrà mica vinto? Ci salutiamo senza prometterci nulla su quando, dove e come ci rivedremo. Si è parlato della leggenda improbabile che aleggia intorno al nostro corso. Mi informo sulle fonti e capisco che anche questa resterà pura mitologia creata nelle nostre menti per giustificare le nostre piccole imprese innovative tra la mariuolineria e l’incoscienza di ragazzi. Prima di partire dalla stazione di Venezia Santa Lucia, l’Orient Express mi sfreccia davanti simile ad un fantasma come avesse portato via un sogno per destinarlo verso terre lontane. Non è un caso se quel treno per la prima volta lo vidi il primo anno del Navale. Ora, tornando a casa ho la vaga sensazione di aver vissuto un pellegrinaggio senza vedere né toccare elementi fisici o materiali. Ripenso all’ombra che si dissolveva all’imbarcadero con al centro quel bambino. La busta della memoria non si chiuderà più. Ritorno tra le mie montagne senza più acqua marina in corpo.

Siamo il passato.

Venezia, Ventuno settembre duemiladieci – Dimitri Ruggeri

Annunci

Informazioni su Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

Dimitri Ruggeri è un poeta e performer vocale. Consegue la maturità presso Scuola Navale “F. Morosini” di Venezia e la laurea all’Università “La Sapienza” di Roma. Tra le raccolte poetiche si segnalano Parole di grano (2007), Status d’amore (2010), Carnem Levare, (2008), Il Marinaio di Saigon (2013, Premio della critica Mioesordio 2014 – Gruppo Editoriale L’Espresso), Soda caustica (2014). Ha partecipato a Poetry Slam, Festival di poesia e ai più importanti Festival di videopoesia in Europa. Nel 2006 è stato ospite al programma RAI (Futura) Miss Poesia. Ha viaggiato in più di settanta paesi nel mondo. Maggiori informazioni su www.dimitriruggeri.com Vedi tutti gli articoli di Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: