L’intervista “Tra il corpo e la materia della poetica di Dimitri Ruggeri”

Intervista di Emanuela Paciotti, Dicembre 2010 – Dimitri Ruggeri è un poeta dai due volti. Possiede l’anima del giovane poeta, con quel suo stile impetuoso ed etereo allo stesso tempo. E quella del poeta maturo che sa costruire con le parole castelli di sensazioni dalle innumerevoli stanze, che si possono percorrere nello spazio bianco di una pagina.
A ciascuna delle sue tre opere, “Parole di grano”, “Carnem Levare, il cammino” e “Status d’amore”, è sotteso un percorso di conoscenza e consapevolezza sempre maggiore della materia che sostanzia i vari aspetti della vita, dalla quale Dimitri attinge a piene mani. Basta poco perché le sue parole diventino quelle del lettore.
Sono parole calde, che avvolgono e consolano, poi aspre, che affondano e addolorano.
Particolare la sua poesia di reportage, che nasce da numerosi viaggi e incontri, dei quali ci trasmette, con i suoi versi, l’essenza più profonda di un luogo o di un momento.

E. P. Cominciamo parlando della tua poesia. Una poesia dallo stile maturo, come la critica ha sottolineato, e dalla quale trapela un vissuto elaborato emotivamente e simbolizzato nel tempo. Quando hai cominciato a scrivere e da cosa è nato questo tuo percorso?

D. R. Credo che la poesia che sgorga da chi fa poesia, si possa considerare matura se dietro c’è la maturità dell’individuo. Dietro ogni operato c’è un agente o meglio un’azione-reazione; di conseguenza questa tensione ad agire nasce da un individuo che ha una storia di vita, unica, realmente vissuta da raccontare, possibilmente interessante. Vita e poesia possono, a tratti, essere la stessa cosa. A tratti assumere forme dicotomiche.
La maturità si consegue con il tempo e con l’esperienza. Esperienza è ciò che si fa della stessa a seguito di altre esperienze. Non vorrei affermare che un solido pensiero si acquisisce a quarant’anni; a riguardo, persone molto più grandi di me, che mi sono state vicine negli anni e che non dovevano fare i capi di stato, me lo hanno sempre manifestato, anche sbeffeggiandomi, da adolescente; ed io, come tutti gli adolescenti non capivo.
Poi, dove non arrivava né l’età né il tempo, la maturità la acquistavo disimparando tutti gli insegnamenti che avevo precedentemente imparato, mettendo in discussione tutto, andando contro corrente senza essere reazionario, mettendomi in gioco e soprattutto toccando il fondo nelle situazioni difficili che mi assalivano. In questo senso, credo che questo sia inquadrabile come un possibile modo di ottenere una visione critica del mondo, fatta di mille sfaccettature numericamente infinite come il numerosissimo genere umano che popola questa palla chiamata pianeta Terra, sulla quale siamo effimeri ospiti.
Se poi si traspone tutto in quel che si fa, si giunge ad un equilibrio totale; fare poesia è equilibrio e certezza che appartiene alla mia persona. Mi considero un artigiano e mestierante.
Lo stile che sto sperimentando è il verso libero. Lo sento come mutevole, imprevedibile e sfuggente ma, nello stesso tempo, ancorato alla terra come una quercia: questo perché credo sempre in quello che faccio e dico, fino all’ultimo. Non ho problemi, tuttavia, a tornare indietro.
Lo stile e la forma si adattano anche ai momenti della vita e viceversa. La sostanza permane. La sostanza è.
La critica si è espressa positivamente. Ne sono felice, visto che le conoscenze con queste persone che fanno della poesia e letteratura un lavoro sono state del tutto casuali e disinteressate, anche se, come avviene spesso, nella fase iniziale la positività riscontrata è in realtà una sorta di incoraggiamento a proseguire; una sorta di ammirazione spassionata verso la persona.
Non nascondo che avrei pubblicato anche senza una critica positiva.
In tutto questo ringrazio ancora Maurizio Cucchi per l’analisi di alcune mie liriche, Vittoriano Esposito per la cura della maggior parte dei miei lavori e Giovanna Mulas per la curatela di “Carnem levare il cammino”, nonché tutti i lettori che mi hanno dato riscontri positivi e negativi; essi sono stati il vero banco di prova.
Uno dei commenti che mi rappresentano è stato semplicemente: ”Dimitri, tu scrivi quello che io non riesco a dire ma che sento nel profondo”.
Ho iniziato a scrivere tra i banchi di scuola del liceo quando a quindici anni, per motivi di studio, mi sono catapultato in una città misteriosa ed enigmatica quale Venezia. Ho trascorso lì tre anni che mi hanno formato con sofferenza. Ho provato odio e amore. Tutto questo mi è servito. La poesia è stata una necessità: la mia cura tra la nebbia e il buio della Serenissima. Poi quattordici anni a Roma, ma questo è un altro capitolo…

E. P. L’elemento terreno è ciò a cui ancori l’aspetto dell’emozione e della memoria e da cui sgorga quanto c’è di visionario nei tuoi versi. Nella tua personale concezione, che significato hanno il corpo e la materia?

D. R. Il corpo e la materia, cosi come la terra, l’acqua, il fuoco e l’aria, sono elementi con i quali conviviamo, lottiamo e ci confondiamo quotidianamente. Li osserviamo, li tocchiamo, li attraversiamo fino a che diventino parte delle nostre visioni e suggestioni. La vita stessa talvolta è una suggestione, un sogno o anche un incubo.
È dimostrato da sempre che le vittorie su questi elementi sono pressoché nulle. La natura domina su tutto. Sembra apparentemente immota ma in realtà è mutevole come l’acqua.
Questo, noi, difficilmente riusciamo ad accettarlo.
Sono abbastanza determinista ed è per questo che dalla poesia di reportage, nuda e cruda di “Carnem levare il cammino”, mi sono spostato con “Status d’amore” verso i sentimenti che contano, immateriali e di primo ordine, quali l’amore e l’amicizia, cercando di ancorarli a terra ed al corpo riuscendoci parzialmente (ma questo è quello che volevo).
La visione e il sogno, anche se immateriale, possono essere saldamente ancorati a terra…ma non basta.
Confido in una fede astratta, simile ad una mano invisibile che ci conduce anche se alla fine noi stessi siamo artefici e carnefici del nostro destino e dei nostri operati. Quando chiudiamo gli occhi siamo soli. Versi e vita possono e devono diventare positive visioni. Una cura.
Corpo e materia devono necessariamente essere funzionali allo spirito e alla mente. Soltanto in questo modo si può raggiungere la serenità e l’armonia con se stessi e con il mondo: poi, ognuno attraverso un proprio e personale cammino, mixa la ricetta vincente.
Bisogna fare attenzione perché il mondo circostante e tutto quello che fa sistema in esso ci possa sopraffare.
Bisogna estraniarsi per uno, due, tre o quattro attimi e vedersi al di fuori dal proprio corpo per fare le scelte giuste. Corpo e materia al momento le considero come barriere e prigioni.

E. P. Protagonista o sfondo, la tua terra d’origine ricorre spesso nei versi che scrivi. Cosa rappresenta per te?

D. R. La terra d’origine è il vincolo che ognuno ha. La vedo come una dea pagana, il porto dal quale si parte e poi si torna almeno una volta. Se Gerusalemme e La Mecca sono mete che un fedele deve visitare almeno una volta nella vita, se ci pensiamo bene, ogni paese natio assurge a tensione e sforzo al ritorno.
L’Abruzzo è una terra che ho odiato, che ho abbandonato e che vedevo come una traditrice. D’altro canto, in adolescenza, vedevo una città bella ed enigmatica come Venezia che mi sapeva regalare solo buio. Quando tornavo ero uno straniero. Non mi trovavo a mio agio. Poi ci siamo ripresi per mano ed è stato amore.
Ho avuto una gran soddisfazione quando ho saputo che una delle mie liriche (“Questa mia terra” edita nella silloge “Parole di grano”), dedicata all’Abruzzo ed in particolare alla Marsica, veniva letta in una scuola elementare; probabilmente la terra rappresenta in astratto l’idea di universalità più alta che non si stacca di dosso.

E. P. Oltre alla poesia ti dedichi ad altre forme d’arte, dalla recitazione alla fotografia e all’organizzazione di eventi culturali di rilievo. Vuoi parlarci del tuo modo di vivere l’arte?

D. R. Le altre forme artistiche sono per me accessorie alla mia espressione primaria. Non sono preminenti per cui non mi sostituisco a chi lo fa per mestiere.
Ho partecipato a diversi progetti che mi hanno impegnato facendomi ampliare la visione dell’arte. Posso dire che non abbandono mai l’elemento poetico in quello che faccio. È un tatuaggio che ho.
Queste nuove esperienze sono state possibili grazie soprattutto al progetto di comunicazione in rete POPact [Eventi ad Arte] – http://www.popact.info di cui sono stato cofondatore.

E. P. L’evento innovativo della Biennale Marsica ti ha portato a confrontarti con la realtà culturale del territorio. Come è stata accolta questa sperimentazione?

D. R. La Biennale Marsica è stata una sperimentazione con il preciso scopo di valorizzare il territorio e gli spazi in disuso. Ha avuto come base un evento del 2008 chiamato “Carnem levare il cammino” con le stesse finalità, soltanto che nel 2010 ha cambiato denominazione ed è stato aperto ad altri artisti e ad altre forme d’arte.  Nella BieM c’è stata la novità assoluta del Poetry Slam che almeno da quello che risulta è stato il primo in Abruzzo e sicuramente uno dei primi nel Centro Sud. Da ricordare anche il premio a Vittoriano Esposito per il grande influsso maieutico che ha sempre avuto su di me.
Tutte le informazioni sono disponibili su http://www.biennalemarsica.org
Sui progetti futuri..
Sto curando l’uscita del racconto autoprodotto “Chiodi e Getsemani”, un viaggio tra il reale e visionario verso Gerusalemme. Una approccio alla cultura e alla filosofia di pensiero del Medio Oriente attraverso un racconto e un reportage accompagnato da scatti fotografici da me realizzati.
A breve finiremo di registrare l’album dell’Audiobook della silloge/saggio “Status d’amore” con il giovane e promettente maestro Roberto Bisegna e la voce recitante dell’attore Corrado Oddi.
I progetti sono tuttavia possibili sempre grazie alla disponibilità di valide professionalità che sono state sempre intorno a me.
Per gli appuntamenti segnalo al pubblico che il 14 gennaio 2011 verrà presentato a Pescara il progetto “Carnem levare il cammino”.
Tutte le altre informazioni che non trovate qui sono sul sito http://www.dimitriruggeri.com
Contatto con l’autore: dimitri.ruggeri@gmail.com
Disponibile l’intervista video su POPactchannel: http://wp.me/p9D8s-yp

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Informazioni su Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

Dimitri Ruggeri è un poeta e performer vocale. Consegue la maturità presso Scuola Navale “F. Morosini” di Venezia e la laurea all’Università “La Sapienza” di Roma. Tra le raccolte poetiche si segnalano Parole di grano (2007), Status d’amore (2010), Carnem Levare, (2008), Il Marinaio di Saigon (2013, Premio della critica Mioesordio 2014 – Gruppo Editoriale L’Espresso), Soda caustica (2014). Ha partecipato a Poetry Slam, Festival di poesia e ai più importanti Festival di videopoesia in Europa. Nel 2006 è stato ospite al programma RAI (Futura) Miss Poesia. Ha viaggiato in più di settanta paesi nel mondo. Maggiori informazioni su www.dimitriruggeri.com Vedi tutti gli articoli di Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

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