L’universo poetico di Dimitri Ruggeri

Critica di Marco Pavoni – Fin dal primo libro, la poesia di Dimitri Ruggeri appare caratterizzata da uno stile a volte chiaro e netto nel delineare situazioni e stati d’animo, a volte oscuro, ma sempre originale. È quanto si può notare nell’ambito di alcune liriche appartenenti alla raccolta Parole di grano. Nella poesia intitolata “È nata una rosa sul mio corpo”, Ruggeri delinea un accadimento in cui l’anima, come in un’epifania, appare rinnovata dal dolore che penetra e perfora il corpo. La contingenza quotidiana e il ricordo di dolori passati si fondono per trascendere la realtà e per restituirla, avvolta da una nuova luce, alle stagioni dell’anima che si succedono incessantemente. In “Apatia”, lo spleen che permea di sé questa lirica rende l’atmosfera rarefatta, sospesa tra la consapevole accettazione del tedio e il balenare dei più svariati sentimenti negli occhi di una misteriosa presenza che è il nume tutelare di una lirica espressivamente e letterariamente coinvolgente. Ne “Il pesce senza acquario” si accentua lo stato di solitudine del poeta che, senza mezzi termini e con una perentorietà che esclude qualunque tipo di buonismo di bassa lega, vorrebbe uscire da ogni ipocrisia e mostrare il suo vivere nudo a tutti, al di là degli schemi precostituiti e dei pregiudizi della gente. Notevole è la lirica “Pascolavi come sempre”, in cui la presenza della morte si staglia netta e priva di indeterminatezze sullo sfondo di un tipico paesaggio di montagna abruzzese, dove un gregge che si abbevera ad un fontanile diventa, attraverso una voluta fantasticheria del poeta, un mucchio di ossa  che “ora danzano sull’acqua” o “bivaccano sull’erba” o “si abbracciano in un sussulto straziato”. È rilevante il fatto che il poeta concluda la lirica con una constatazione virile che non lascia spazio a sentimentalismi di sorta. Dalla poesia “Cantati al vento” si evince che siamo in presenza di una lirica in cui il tacere “versi mai pronunciati” ci dà la capacità di comprendere quanto possa essere difficile, per i poeti, comunicare ai potenziali lettori la consistenza della materia poetica che, per sua natura, è magmatica e sfuggente. Ciò sembra essere confermato dai versi successivi in cui viene proclamata chiaramente l’incontrollabilità di tale materia. Nella lirica “La fame” osserviamo che la visione della carnalità dell’amore fisico non presenta i filtri socio – psico culturali che guastano tanta poesia contemporanea: gli amplessi, reali o immaginari, che caratterizzano e portano a compimento nel mondo la poesia di Ruggeri, vengono presentati così, senza comodi stereotipi e senza falsi pudori. Nella lirica “Apoteosi” c’è l’intuizione secondo la quale la manifestazione globale dell’essenza della poesia causa una masturbazione dei sensi. Approfondendo la riflessione, si può dire che Ruggeri ha compreso che la poesia, in sé e per sé, è un atto di autoerotismo in cui il pubblico, per il poeta, non esiste. C’è solo l’ispirazione poetica che fa godere l’artista che, egoisticamente, ha canalizzato la sua libido verso la scrittura. Nella poesia intitolata “Genesi” si respira un’atmosfera particolare pregna di spiritualità laica. Rilevante è il fatto che il poeta, anagraficamente giovane, abbia intuito che il silenzio sia la condizione senza la quale il farsi e rifarsi dell’immensità non è possibile. Bella l’immagine in cui il sole, spettatore attivo di un processo di palingenesi della materia dell’universo, è un elemento attivo di tale processo e, in maniera meno ampia, della lirica scritta dal poeta. Il pessimismo, a volte, fa capolino in questa raccolta. Esso affiora, con una certa nuance minimalistica, nella lirica “Parquet”, dove l’idea di paragonare le speranze mai sbocciate a un fiammifero spento sui tasselli del parquet consente una realistica presa di coscienza, da parte del poeta, del proprio stato di solitudine esistenziale; il tutto è reso con una scabrezza e un’essenzialità che delineano la situazione con precisione senza mai interrompere il dialogo con il lettore ma, anzi, rendendolo partecipe dell’umanità del poeta, ferita dall’isolamento in cui è posta. In “Essenza del particolare”, il poeta supera i ristretti confini di una semplice elencazione di luoghi, edifici e uccelli per approdare, attraverso un ragionamento di marca induttiva, alla propria identificazione con i luoghi, gli edifici e gli uccelli menzionati nella lirica. La linearità e la bellezza della poesia proiettano il lettore in uno spazio e in un tempo nuovi, dove è possibile recuperare il senso globale delle cose e della propria esistenza. Il senso di panismo che vivifica la lirica denominata “L’isomorfismo” è impressionante. Non si tratta, però, di un annullamento totale e scriteriato nel creato: il poeta, infatti, cede a poco a poco la sua umanità alla natura e ne riceve in cambio i sentimenti del coraggio e della misura. Non c’è ascesi mistica nella composizione ma sorvegliata, critica e scientifica coscienza del valore dell’immersione totale nella natura. È interessante il tentativo di partire da un fenomeno scientifico, l’isomorfismo appunto, per sviluppare una riflessione compiuta e profonda sul modo di stare al mondo del poeta e sul suo metodo di osservazione del reale.

Nella silloge Carnem Levare, il cammino il linguaggio delle liriche, senza mai rinunciare al contatto con il lettore possibile, si rapprende per meglio inserirsi nel flusso del divenire e scattare una foto istantanea del reale, offrendone così una rappresentazione potente ed efficace. Testi esemplari di questo processo sono “Al tuo martire”, “La mattanza della Puttana del Montecristo”, “Cerco parole di grano” e “Abidjan”. Un discorso a parte meritano le due poesie intitolate “Il tempo maledetto” e “Carnem Levare – Cluster Bombs (Bombe a grappolo)”. Elementi comuni alle due liriche sono la carne e la guerra. In queste composizioni, il poeta giunge alla piena consapevolezza del fatto che la nostra carne umana, che non può essere redenta da nessun Dio, si pone, davanti agli occhi del lettore, come elemento passivo di una vicenda tragica. La guerra è l’elemento fondante di queste due liriche, in cui gli esseri umani diventano parte di un aspetto tragico del reale: la guerra medesima. Essa viene raffigurata in tutta la sua orribile evidenza: i campi minati presenti ne “Il tempo maledetto” e le bombe a grappolo che compaiono in “Carnem Levare – Cluster Bombs (Bombe a grappolo)” rappresentano l’apoteosi di una negatività radicale, senza speranza. Un particolare degno di menzione è il raffinato lavoro di “scavo etimologico” portato avanti dal poeta nei confronti della parola “carnevale”; Dimitri Ruggeri ha colto il potenziale esplosivo dell’etimo di questa parola ed ha affiancato tale etimo al termine “guerra”. A volte il poeta si serve di una forma di “iper – realismo” non per superare l’esistente con una proiezione metafisica, ma per tentare di riaccostarsi pacificamente ad esso dopo un corpo a corpo con la realtà che, nel caso delle liriche denominate “De – contesto i sentieri del dis – gusto” e “Underground life”, genera una dolorosa frattura tra l’io del poeta e gli altri, intesi come “ombre marce” (in “De – contesto i sentieri del dis – gusto”) o “anime morte” (in “Underground life”).

Nella sua ultima silloge, intitolata  Status d’amore, Ruggeri si concentra sul sentimento d’amore con una maturità e una sensibilità davvero fuori dal comune. Ne “Il Colore della donna” osserviamo il poeta vagare “tra penombre di tende e lenzuola”, per compiere il proprio cammino di uomo alla ricerca dell’essenza del sentimento d’amore, coincidente con la molteplicità di figure femminili che animano la lirica. Mi piace l’impostazione concettuale e riflessiva del componimento in esame, dove l’origine dell’amore affonda le radici nel mistero, simboleggiato dalla figura della zingara. In “Nuvole di ciliegio” l’innamorato, forse coincidente con il poeta, si trova in una situazione di passività; subisce, cioè, le azioni della donna, fino alla constatazione di uno stato di totale inerzia, ben testimoniato dai versi conclusivi della poesia. In “Verso noi” è notevole l’intuizione secondo la quale l’innamorato è in preda ad un sentimento, quello d’amore, che nello stesso tempo scinde la parte razionale della sua mente e unisce quella emozionale alla donna amata. In “Carne di sale” Ruggeri esce dai consueti stereotipi che condizionano negativamente tanta poesia d’amore italiana contemporanea, per affermare che “la carne è ora poesia”. Viene così resa palpitante l’intera lirica dove il sesso, reso evidente dal verso “Gesti muti, di carne, / ”, celebra l’unione di due corpi che sono alla ricerca di un piacere reale, concreto, necessario. Nella lirica “Dovere di donna” il poeta restituisce al sesso una componente di atavica purezza che è resa evidente dall’assunzione, da parte della donna, del suo ruolo di partner che dispensa piacere e dolore al poeta stesso. In “Acqua ghiacciata” il poeta trova un’intima corrispondenza tra il suo io, lacerato dalla lotta senza sconti che l’amore genera in lui, e alcuni elementi naturali, quali la luna, una foglia, le nuvole e la rugiada. Il dolore sembra prevalere sulla felicità del poeta per i baci che la sua donna gli ha dato. Questo è possibile dedurre dalla lirica “Ricordami”. Raffinati ed incisivi sono i versi iniziali e centrali; dolce e struggente è la conclusione in cui il poeta, con un moto di spostamento dall’esterno verso l’interno, tenta di far entrare nel suo “cuore maculato” il sentimento d’amore, simboleggiato dai baci che i due amanti si sono scambiati. È originale e convincente, infine, nella poesia intitolata “I tuoi colori”, l’accostamento tra la donna del poeta e tonalità scure come il grigio e il nero, simboli di una nuova condizione esistenziale che, in un primo tempo, il poeta non aveva ravvisato nella donna.

(Fonte: Avvertenze per l’uso e abuso poetico, Marzo 2012)

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Informazioni su Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

Dimitri Ruggeri è un poeta e performer vocale. Consegue la maturità presso Scuola Navale “F. Morosini” di Venezia e la laurea all’Università “La Sapienza” di Roma. Tra le raccolte poetiche si segnalano Parole di grano (2007), Status d’amore (2010), Carnem Levare, (2008), Il Marinaio di Saigon (2013, Premio della critica Mioesordio 2014 – Gruppo Editoriale L’Espresso), Soda caustica (2014). Ha partecipato a Poetry Slam, Festival di poesia e ai più importanti Festival di videopoesia in Europa. Nel 2006 è stato ospite al programma RAI (Futura) Miss Poesia. Ha viaggiato in più di settanta paesi nel mondo. Maggiori informazioni su www.dimitriruggeri.com Vedi tutti gli articoli di Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

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