Nota esegetico-critica a Carnem Levare, il Cammino



Estratto live del progetto teatrale tratto dal libro Carnem Levare il Cammino di Dimitri Ruggeri andato in scena  in occasione della XXXIV Giornata Commemorativa della morte di Ignazio Silone e del  Festival Apertamente 2012 .
Intervento di Bruna Capuzza (Dottoranda in Filologia Classica presso l’Università Roma Tre).

Cercherò ora di introdurvi alla semantica, ai significati di Carnem Levare, il Cammino. Vi parlerò della raccolta poetica da cui è tratto il film che avete appena visto, nonché la rappresentazione teatrale. Colgo qui l’occasione per sottolineare la “flessibilità” di quest’opera che da parola scritta (a sua volta nata, in parte, nell’ambito di un evento) si è fatta immagine sia filmica sia teatrale, perché, per dirla con Orazio, ut pictura poiesis, la poesia è come la pittura, espressione che evoca, in un tempo in cui non v’era altro riferimento che la pittura, lo stretto legame tra la poesia e l’immagine.

Per penetrare la complessità di Carnem Levare, il Cammino è opportuno ricorrere ad un ragionamento di tipo induttivo, ossia partire dal particolare per giungere all’universale, là dove il particolare è individuato dalle componenti che hanno dato impulso alla genesi dell’opera e l’universale dalla disposizione armonica di queste all’interno di una struttura narrativa coerente e compiuta. Carnem Levare, il Cammino infatti, si pone senza dubbio al culmine di una stratificazione temporale che si è poi tradotta in complessità strutturale. Tale architettura poliedrica, tuttavia, non ne compromette l’intrinseca unità. Le componenti particolari sono essenzialmente due: la poesia e il borgo (nel caso specifico Antrosano). Dinanzi alle antiche rovine, all’abbandono in cui versa il borgo negletto, il verbo poetico si fa pietra, sassi, mura. Si muta in sostanza tangibile per poter comunicare con il lettore-spettatore. Carnem Levare, il Cammino infatti, prima ancora che una raccolta di poesie, è un progetto poematico complesso: i testi poetici, alcuni frutto dei viaggi dell’autore, altri anteriori a questi, calati nel contesto del borgo, si appropriano di coordinate temporali solo apparenti, giacché non esclusive (potrebbero, infatti, appartenere ad un altro borgo in rovina). Oltre ad essere un progetto poematico, Carnem Levare, il Cammino è anche un progetto artistico: cito dall’introduzione dell’autore all’opera: “i testi sono stati esposti contestualmente ad accostamenti fotografici che comparavano le svariate realtà del borgo e dei villaggi libanesi ad installazioni artistiche create con il materiale presente (sedie, sacchi, pietre, ecc)”. Alla funzione artistica si associa la valenza sociale. Cito di nuovo dall’introduzione: “Il pubblico diventa parte integrante dell’evento, interagisce direttamente sulle opere proposte dall’artista ed è messo in condizione di lasciare commenti, fare disegni, proporre fotografie comparative”.

Analizziamo ora più da vicino le due componenti particolari: la poesia e il borgo. La poesia di Ruggeri si configura come poesia impegnata, impegnata nel senso più nobile del termine: spietato, infatti, è l’attacco frontale alla brutalità della guerra, messa a nudo dinanzi al lettore-spettatore, spogliata di ogni orpello retorico. Sintomatico di questo approccio è la poesia Cluster Bombs – bombe a grappolo. La denuncia della guerra è associata alla ripugnanza di una quotidianità vacua, fatta di gesti meccanici e ripetitivi. Viene abbattuta, quindi, l’innaturale separazione tra la Storia e le storie degli uomini.

Il borgo, come avrete compreso, assolve una funzione importante: oltre ad essere teatro del cammino del poeta, in esso viene a compiersi l’armonica fusione dello spazio naturale, incorrotto, e lo spazio antropico, dove si colgono i segni modificatori dell’uomo; la natura, in una sorta di simbolismo declinato in chiave post-moderna, si fa portatrice di epifanie e di significati, a volte inquietanti, a volte familiari, spesso inaccessibili. Lo spazio naturale coincide con la terra madre del poeta, l’Abruzzo, cui è dedicata la lirica “Questa mia terra”, ma anche il Libano, che, lungi dal recare le tracce di un’ inafferrabile alterità, si fonde con la terra natale del poeta, ma costituisce un polo dialettico rispetto al borgo nella denuncia della guerra.

Il poeta e il borgo rimarrebbero due entità distinte, se non intervenisse un terzo fattore ad istituire tra di loro una relazione: tale fattore unificante è il cammino. Il cammino del poeta inizia quando questi scopre le sue mani sporche di inchiostro, quando, “dopo aver adornato il pianeta con le sapienti parole della poesia”, prende coscienza della propria carne, della propria fisicità, quando, in definitiva, si scopre Uomo. Allora una luce, la luce della consapevolezza, trae l’io assopito dal buio di una notte ancestrale, per iniziarlo alla conoscenza del dolore, del male, che sono congeniti alla natura umana. Il Cammino (con la s maiuscola), metafora antica della vicenda umana, in Carnem Levare, il Cammino diventa cammino attraverso il borgo in rovina. Nella descrizione dell’opera ho cercato di illustrarne la portata innovativa e sperimentale. A Vittoriano Esposito si deve la definizione di “poesia di reportage”, con la quale il critico ha cercato di “catalogare” la tipologia cui possono ricondursi i componimenti di Carnem Levare, il Cammino; reportage è un francesismo entrato nell’uso a fine ‘800. Esso designa il servizio fotografico a scopo giornalistico o documentario. L’io lirico di Carnem Levare, il Cammino, infatti, si rapporta alla realtà con lo stesso atteggiamento critico del giornalista che conduce un’inchiesta, sebbene si tratti pur sempre di un io lirico, che osserva la realtà attraverso le istanze metafisiche della poesia. Si tratta, quindi, di una definizione “problematica”, come ammette l’autore stesso nella premessa, nella misura in cui non è possibile inquadrare sotto un’etichetta letteraria il complesso approccio del poeta alla realtà.

Concludo citando la parte finale della postfazione a Carnem Levare, il Cammino di V. Esposito, nella quale mi pare venga colta acutamente la novità dell’opera: “Dopo tante “sperimentazioni” del secolo scorso, finite in uno “sperimentalismo” sinonimo di formalismo inutile e vuoto, questa “poesia di reportage” di D. Ruggeri coglie l’urgenza più vera e più profonda della lirica “post-moderna”.

22 Agosto 2012, Teatro S. Francesco di Pescina (AQ) – © RIPRODUZIONE RISERVATA 2012

Spettacolo disponibile in DVD e CD Audio

info e contatti: www.dimitriruggeri.comdimitri.ruggeri@gmail.com


SCHEDA CARNEM LEVARE, IL CAMMINO – Interprete:Corrado Oddi – Installazione con maschera:Antonio Pellegrini – Film omonimo: Haydir Majeed – Sceneggiatura: Dimitri Ruggeri – Scenografia sul palco: Dimitri Ruggeri – Regia spettacolo: Haydir Majeed – Backstage e video integrale: Marco Di Gennaro – Supervisione tecnica: Marco Di Gennaro – Montaggio audio e video: Marco Di Gennaro – Supporto tecnico: Daniele Iulianella, Pietro Angelone, Paolo Parisse – Promotion: Adalgisa Angelone – Locandina divulgativa:Roberto Falco –Ringraziamenti: Associazione Culturale “Il Laboratorio”, Teatro San Francesco di Pescina (AQ), Associazione Culturale “S. Francesco”, Dott.ssa Bruna Capuzza, Prof.ssa Aurora Botticchio, Stefano Iulianella, Maurizio Di Nicola, Le testate giornalistiche – Credits: http://www.corrado-oddi.it, http://www.haydir.com

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Informazioni su Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

Dimitri Ruggeri è un poeta e performer vocale. Consegue la maturità presso Scuola Navale “F. Morosini” di Venezia e la laurea all’Università “La Sapienza” di Roma. Tra le raccolte poetiche si segnalano Parole di grano (2007), Status d’amore (2010), Carnem Levare, (2008), Il Marinaio di Saigon (2013, Premio della critica Mioesordio 2014 – Gruppo Editoriale L’Espresso), Soda caustica (2014). Ha partecipato a Poetry Slam, Festival di poesia e ai più importanti Festival di videopoesia in Europa. Nel 2006 è stato ospite al programma RAI (Futura) Miss Poesia. Ha viaggiato in più di settanta paesi nel mondo. Maggiori informazioni su www.dimitriruggeri.com Vedi tutti gli articoli di Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

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