La giostra del vuoto

Cover_La giostra del Vuoto_P.PallottaLa giostra del vuoto (Ed. UniversItalia, 2012) é l’ultimo libro di Patrizia Pallotta. L’autrice ha rilasciato in esclusiva su questo blog  un’ intervista a cura di Dimitri Ruggeri

D.R.  La raccolta inizia con un racconto ambientato nella terribile guerra somala e ha come protagonisti  i bambini soldato. Qual è l’obiettivo che si prefigge “La giostra del vuoto”? Può il vuoto, inteso come  “nulla”, iniziare lì dove si abusa di chi è più fragile?
P.P. Sono d’accordo con te, perché da sempre i deboli subiscono abusi. Il tema principale di tutti i miei racconti è  la solitudine, rappresentata nelle sue diverse forme e nei diversi personaggi che ho messo in evidenza. La chiave di lettura per ogni lettore varia, immagino, vivendo il racconto, rapportandolo alla propria sensibilità ,  ma il mio intento è stato solo questo : un viaggio psicologico interiore attraverso la solitudine. Ben vengano, comunque le sfumature e le suggestioni che il lettore prova, è giusto che sia così, per ogni libro di narrativa o di poesia.

D.R.  Uno dei fili conduttori di questa serie di racconti è la femminilità. Cosa significa essere donna oggi?
P.P. Essere donna oggi è forse più difficile e nel contempo più facile. Difficile perché, la donna ricopre ruoli importanti, la sua intelligenza è impiegata in modo rilevante. La donna occupa posti che sono sempre stati negati alla sua personalità , per essere relegata solo nella veste di madre e di chi sa gestire una casa con tutte le pesanti fatiche che comporta. Può risultare più facile dal punto di vista lavorativo-psicologico. Il lavoro, oggi,  porta, spesso, a viaggiare, a conoscere altri paesi e altre realtà, questo ci rende emancipate e consapevoli che la scopa in mano non è sempre la cosa migliore. I figli sono più indipendenti, basta mettere loro in mano un i-phone
Questa è parte triste del discorso…la mancanza di comunicazione e di dialogo, ma lo è anche fra noi adulti, non solo con i nostri ragazzi, l’intera società ne soffre, credo.
Ahimè!

D.R. Quali sono le vicende quotidiane da cui hai maggiormente tratto gli spunti narrativi? Quanto  influenza vivere in una grande città come Roma?
P.P. Lo spunto per poter scrivere questi racconti è semplicemente la realtà, quella che viviamo tutti i giorni, compresa, come dicevo prima, la solitudine. Trovo che ci sia differenza tra essere soli e sentirsi soli. Ho voluto dimostrare anche attraverso dei personaggi di spicco come Erika Mann, figlia del più famoso Thomas e di Anna Freud,  figlia del  “padre della psicologia moderna,” Sigmund, che anche a livelli di spessori culturali più alti, si è creata una vera e propria solitudine,derivante  da situazioni infantili o adolescenziali di natura conflittuale con i propri genitori o con gli ambienti scolastici che si frequentano. Sono storie vere, non è stata mia invenzione, le ho tratte dalle biografie delle due donne. In una città come Roma (che odio) ci si sente ancora più soli. E’ troppo grande e, secondo me, ormai in possesso di extracomunitari che hanno invaso il nostro paese. Cinesi, marocchini, tunisini  e altre etnie hanno impiantato attività e penso che forse guadagnino più di noi che siamo del luogo. E’ un caso devastante che ha invaso la nostra vita, la città, anche se personalmente non ho nulla contro queste persone. Non c’è comunque più misura per nulla, manca l’equilibrio in ogni attività che svolgiamo e in ogni ambiente che frequentiamo, la nostra esistenza è ormai inquinata da tecnologie che ci allontanano o da forme di progresso che definirei  di regresso.

D.R.  Essendo anche poetessa, puoi dirci quanto è importante o limitante la sinteticità dei diversi generi letterari, in questo caso del racconto e della poesia?
P.P. Bella questa domanda sulla quale si potrebbe scrivere un saggio. E’ vero sono nata e resto poetessa, se hai ben letto il mio libro, come l’altro di racconti, edito tre anni fa, la mia narrativa rimane poetica, non è asciutta e non segue perfettamente le regole del racconto. Da qualche anno a questa parte, senza forzature, mi sono cimentata nella narrativa, perché forse sono cresciuta… cerco sempre di farlo, questo crescere mi ha messo nella posizione di poter intessere una storia attraverso lo studio di personalità differenti, delle quali scruto  l’ interiorità, scoprendo e cercando di capire le reazioni e gli atteggiamenti comportamentali di questa società che mi circonda, il tutto condito da un pizzico di fantasia e di voglia di stimolare il lettore a rapportarsi con il mio messaggio. Presentare un libro, vuol dire interagire con il nostro prossimo e il dibattito che segue, è una forma di ulteriore crescita, sia relativa alla scrittura, sia come esperienza di vita. Scavando  scavando, tra fantasia e realtà, sono riuscita a far uscire tutte le sensazioni che provavo, per le quali non era sufficiente la sinteticità della poesia, ma occorreva qualcosa di più esteso e
approfondito.

D.R.  Quali sono, a breve,  gli altri progetti che stai pianificando? In cantiere ci potrebbe essere un romanzo?
P.P.  Ho finito il mio nono libro (editore cercasi) di poesie. Si tratta di un’antologia di personaggi, di cui 30 di origine fiorentini doc e 22 di altra estrazione. E’ un omaggio alla mia città natale che adoro. Di questi personaggi ho messo in evidenza,particolari della loro vita intima, che spiego in una pagina prima della poesia, in modo che il lettore possa non prendermi per pazza o visionaria, o quanto meno una che inventa storie per far poesia. In questo modo, credo che il testo sia di più facile comprensione e non vengo tacciata, come alcune volte è accaduto, di ermetismo.
Il romanzo è già in cantiere ho scritto 40 pagine, poi l’ho lasciato da parte per pubblicare due testi. Ora lo riprenderò: si tratta di una storia tutta al femminile, che narra di tre donne che si incontrano durante la guerra di Crimea…
Spero che Dio mi dia l’ispirazione giusta per andare avanti e soprattutto il saper rendere bene questa storia che, come altre, si nutre di problemi psicologici, reali, che l’esistenza ci pone davanti …e noi dobbiamo affrontare.
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Informazioni su Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

Dimitri Ruggeri è un poeta e performer vocale. Consegue la maturità presso Scuola Navale “F. Morosini” di Venezia e la laurea all’Università “La Sapienza” di Roma. Tra le raccolte poetiche si segnalano Parole di grano (2007), Status d’amore (2010), Carnem Levare, (2008), Il Marinaio di Saigon (2013, Premio della critica Mioesordio 2014 – Gruppo Editoriale L’Espresso), Soda caustica (2014). Ha partecipato a Poetry Slam, Festival di poesia e ai più importanti Festival di videopoesia in Europa. Nel 2006 è stato ospite al programma RAI (Futura) Miss Poesia. Ha viaggiato in più di settanta paesi nel mondo. Maggiori informazioni su www.dimitriruggeri.com Vedi tutti gli articoli di Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

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