L’arcana foresta della vita nel lungo viaggio del Marinaio di Saigon

Recensione a "Il Marinaio di Saigon" di Dimitri Ruggeri

Articolo di Antonella De Benedictis pubblicato sulla Rivista  La città Quotidiano del 21/08/2014  – Viaggio, mare, guerra, estate, figure mitologiche, amore, odio, rabbia: si può esprimere tutto questo con la poesia, così come ci dimostra Dimitri Ruggeri Di Nella dando vita ad una ricca raccolta di componimenti intitolata Il Marinaio di Saigon [et secunda carmina imperfecta].

L’opera, che Bruna Capuzza definisce nella prefazione come una raccolta di versi “Senza legge”, si articola in due sezioni: la prima oscilla tra surrealismo e quotidianità, mentre la seconda è caratterizzata da una più spiccata spinta lirica.

Sfogliando le prime pagine si ha l’impressione di compiere un viaggio senza meta e di diventare naufraghi ora di speranza, ora d’amore ora di rabbia.
Tra Ghana, Libano e Israele Dimitri Ruggeri Di Nella conduce per mano il lettore in luoghi diversi cogliendo essenze e scorci di spazi “altri”. Assaporando le sue parole diventiamo marinai, esploratori nell’intricatissima e arcana foresta della vita, testimoni coscienti delle ingiustizie, della precarietà, della crudeltà del fato.
Ruggeri si abbandona ad un viaggio che sembra non voler dimenticare il modello inarrivabile quanto fondativo di Ulisse: vuole varcare le colonne d’Ercole della conoscenza, indagare con occhio critico l’insondabile, per poi tratteggiare con rapide pennellate il mistero dell’esistenza umana. Ogni poesia è un fotogramma, imprigiona sulla carta le inquietudini e le sensazione di Dimitri Ruggeri Di Nella, un autore che vuole mostrarci e proporci un reportage sconvolgente e arcano della vita.

Nella seconda sezione dell’opera, invece, definita dall’autore “seconda e imperfetta”, si assiste a un recupero di un lessico latino che conferisce solennità alla lirica. Soffusi di una inquieta malinconia sono i versi della poesia: “Siamo i qualunque… quelli che si spengono come insetti infinitamente più grandi. Quelli che moribondi, salutano per educazione. Quelli che con la cazzuola e il berrettino aspettano il caporale per faticare”. Da queste righe traspare l’ansia del poeta nei confronti dell’uomo-massa, un uomo per dirla con Hannah Arendt, che è solo una mera entità corporea, un uomo che non ha più la sua identità, una sua originalità, un uomo insomma che vive nella mediocrità e che non può far altro che soffrire in balia di un destino cieco.

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Informazioni su Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

Dimitri Ruggeri è un poeta e performer vocale. Consegue la maturità presso Scuola Navale “F. Morosini” di Venezia e la laurea all’Università “La Sapienza” di Roma. Tra le raccolte poetiche si segnalano Parole di grano (2007), Status d’amore (2010), Carnem Levare, (2008), Il Marinaio di Saigon (2013, Premio della critica Mioesordio 2014 – Gruppo Editoriale L’Espresso), Soda caustica (2014). Ha partecipato a Poetry Slam, Festival di poesia e ai più importanti Festival di videopoesia in Europa. Nel 2006 è stato ospite al programma RAI (Futura) Miss Poesia. Ha viaggiato in più di settanta paesi nel mondo. Maggiori informazioni su www.dimitriruggeri.com Vedi tutti gli articoli di Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

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