Recensione su Soda caustica


di Francesca Romana Letta – Il linguaggio corale di uomini e cose delinea il paese ormai scomparso. Contadini, pastori, cafoni, il garzone e la puttana, ma soprattutto i bambini con l’allegria e la spensieratezza di giochi e ritornelli, suggerendo serene immagini di vita quotidiana rendono ancor più sconvolgente il panorama di distruzione e morte in cui i relitti del passato, come la bambola gommata, giacciono dimenticati. Ed è proprio dall’accostamento tra due realtà tanto contrastanti ad emergere la tragica dimensione della repentina distruzione portata dalla travolgente forza della natura. Affranto, incredulo, l’uomo è impotente, annichilito di fronte all’annientamento di tutto ciò che ha realizzato e di tutto ciò che ama. “Dolore, soltanto dolore” e “nulla,” afferma efficacemente il poeta.

Il rispettabile signore dagli occhiali d’oro, che non esita a privare il servo del suo asino pur di fuggire, per poi esser schiacciato da una trave, è l’eloquente immagine da cui emerge la forza dell’egoismo umano nei momenti di pericolo.
D’altra parte il grasso pugliese che, senza alcun pudore, ruba un involtino pieno di monete dalle mani di una morta, evidenzia come la cupidigia umana superi qualunque sentimento di solidarietà, proprio nei momenti di pericolo, come dimostrano anche vari episodi analoghi narrati da Silone a proposito del terremoto di Avezzano.

“La speculazione fanghiva vomitata da altezzosi palazzacci” è l’espressione brutale e realistica di cui il poeta, esternando un profondo disprezzo, si serve per sottolineare con esemplare inicisività, il problema della selvaggia speculazione edilizia da sempre connessa ai terremoti. Tutto vacilla in questo squallido deserto della natura e dell’anima, nulla aiuta l’uomo, né fede né tradizione. Qui ad Avezzano neanche gli animali si sono salvati, come invece è accaduto con l’arca di Noè, per preservare le specie viventi dal diluvio. D’altra parte, le campane a terra che non suonano più, simboleggiano efficacemente lo stato d’animo dell’uomo incapace di credere che Dio possa permettere un tale cataclisma, oppure portato a considerarlo un essere “rabbioso” che “abbaia” “sotto una scure diabolica”. Di qui la logica e tragica conclusione a cui, con creativa audacia linguistica, nell’approssimarsi del primo conflitto mondiale, giunge il poeta “la terra schiantata ancora dal maestrale accarnerà le umane bombe del male”. In tale contesto, l’immagine piccola, dimessa e polverosa di D. Orione che si affanna a salvare vite umane, non intende soltanto raffigurare l’uomo reale, ma soprattutto simboleggiare la rarità degli esempi di altruismo e carità cristiana, anche se di per sè forti e trascinanti tanto da coinvolgere persino il Re. “L’Antipoetico delirio onnipotente”, che chiude la raccolta, se ad un primo sguardo può apparire inutile e caotico, in realtà è un’esemplare sintesi dei contrastanti sentimenti che dilaniano la mente dei sopravvissuti alle grandi catastrofi. Rabbia e disperazione, desiderio di fuga e rievocazione inconscia di tutti i terribili cataclismi conosciuti, rifiuto della fede e ricerca di un appiglio, desiderio di rinnovamento e purificazione, illusione di far trionfare il bene e la giustizia si avvicendano e si accavallano, costretti di tanto in tanto a dar spazio alle esigenze della vita e quindi ad un barlume di speranza.

La dirompente immagine della soda caustica che spazza via tutti i resti mortali segna l’inevitabile passaggio dalla distruzione alla ricostruzione,dalla disperazione alla speranza, dal vecchio al nuovo. D’altra parte, le “vanghette”, “le zappette”, gli ordini “innanzi” “aiutare” ponendo in risalto i primi stimoli alla costruttività, sottolineano anche l’inadeguatezza dei mezzi disponibili per tale compito. In conclusione dalla personalissima interpretazione del terremoto emergente dai versi di Dimitri, si evince una profonda analisi psicologica capace di mettere a nudo le varie sfaccettature dell’animo umano ma anche un’encomiabile abilità linguistico-espressiva. E’ proprio grazie a questa che il poeta riesce a piegare la parola alle esigenze più disparate, rafforzandone la potenza espressiva, inserendola di volta in volta nei contesti più adeguati, o caricandola di opportune valenze simboliche.

Febbraio 2015 – Licenza di utilizzo in creative commons

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Informazioni su Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

Dimitri Ruggeri è un poeta e performer vocale. Consegue la maturità presso Scuola Navale “F. Morosini” di Venezia e la laurea all’Università “La Sapienza” di Roma. Tra le raccolte poetiche si segnalano Parole di grano (2007), Status d’amore (2010), Carnem Levare, (2008), Il Marinaio di Saigon (2013, Premio della critica Mioesordio 2014 – Gruppo Editoriale L’Espresso), Soda caustica (2014). Ha partecipato a Poetry Slam, Festival di poesia e ai più importanti Festival di videopoesia in Europa. Nel 2006 è stato ospite al programma RAI (Futura) Miss Poesia. Ha viaggiato in più di settanta paesi nel mondo. Maggiori informazioni su www.dimitriruggeri.com Vedi tutti gli articoli di Staff "Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore"

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